Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Stadio Olimpico Londra 2012, studio HOK

Lo stadio Olympic di Londra 2012 è stato progettato dallo studio HOK, fondato nel 1955. Il nome dello studio è derivato dai cognomi dei tre soci fondatori: George Hellmut, Gyo Obata e George Kassabaum, tutti laureati nell’università di Washington.Lo stadio Olimpico di Londra, conosciuto anche come Olympic Stadium, sarà il cuore pulsante delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Londra 2012 e ospiterà le gare di atletica e di atletica paralimpica, nonchè la cerimonia di apertura e chiusura dei giochi olimpici. Verrà collocato sopra un ex sito industriale, come esempio di riqualificazione urbana. La costruzione dell’Olympic Stadium è iniziata nel maggio 2008 e terminata nel marzo 2011. Lo stadio costerà la modica cifra di 712 milioni di Euro, e ospiterà 80 mila posti a sedere. Lo stadio si presenta come una ciotola ovale semplice, ma “intelligente”. La sua peculiarità sarà di trasformarsi facilmente dopo le Olimpiadi in uno stadio da 25 mila posti. Sarà uno stadio all’insegna della trasparenza e della leggerezza visiva grazie alla sua innovativa copertura ad anello, completamente trasparente,sostenuta da cavi d’acciaio che proteggerà gli spettatori.

Alberto Scali

Sopralluogo Capannori

In previsione del lavoro progettuale su Capannori, si è ritenuto molto importante fare un sopralluogo sia per capire meglio il luogo e la sua morfologia e sia per affrontare con molta attenzione la successiva  esercitazione 3.0. Dal mio punto di vita e stato molto importante compiere tale operazioni, perché toccare con mano il luogo di oggetto di progetto, mi ha fatto aprire gli occhi e svegliare in me nuove idee, nuove soluzioni progettuali anziché consultare solo delle cartografie.

Tassignano e una piccola città di campagna costituita da edifici rurali e annessi agricoli,case private e spazi pubblici costituendo così una situazione anomala tra il pubblico ed il privato. Gli edifici che vediamo nei pressi della stazione sono per lo più rurali in un grande stato di abbandono; contemporaneamente possiamo vedere però case di nuova costruzione e case in via di ristrutturazione. Andando verso Capannori abbiamo camminato per un tratto di strada  di comunicazione  molto importante lungo la quale possiamo notare delle mancanze di arredo urbano, marciapiedi (infatti per alcuni tratti erano assenti, ed eravamo costretti ad camminare sul ciglio della strada) ; sicuramente l’utilizzo di piste ciclabili e lampioni aiuterebbero a muoversi in perfetta sicurezza, autonomia e non essere costretti a usare mezzi di

trasporto privati. Durante il sopralluogo si è evidenziato che i punti più importanti sono: la pizza centrale, centro di maggiore interesse ed elemento rappresentativo della città; altro elemento che emerge è il parco, zona verde da riqualificare per renderla più vivibile. Come si è detto in aula  Capannori stenta a trovare una sua identità; infatti la sua caratteristica è quella di essere denominata  “città diffusa”; facciamo così molta fatica e confusione a capire la relazione tra spazi aperti e gli edifici sparsi senza uno schema ben definito.Dal sopralluogo si è potuto constatare che i servizi sono disposti in modo sparso e quindi non facilmente raggiungibili con l’attuale viabilità.

Nella fase di progetto ,l’idea per la zona, è stata quella di creare percorsi ciclabili che unissero tutta la città, permettendo al cittadino di muoversi liberamente e godersi delle belle passeggiate all’aria aperta, con l’introduzione di alberature lungo la strada,lampioni, fioriere, panchine e giochi per bambini. Nel progetto si è pensato di realizzare degli orti urbani, situati all’interno della città e una nuova sistemazione degli edifici secondo il p.r.g..

Tutte queste modifiche che abbiamo pensato,spero che possono donare un nuovo “aspetto” tale da dare un impronta di carattere a Capannori.

Scali Alberto

IL GIUSTO INCASTRO

Il nostro sopralluogo alla scoperta dell’abitato di Capannori ha avuto inizio nella stazione di Tassignano (la periferia). Il primo impatto è stato quello di un logo isolato e bloccato, caratterizzato dalla campagna e dalla presenza di edificati rurali e vecchi annessi.Esplorandola mi sono accorto di come l’uomo sia riuscito a riutilizzare, con il passare degli anni, questi edifici ed annessi ( un tempo stalle e fienili), in abitazioni adeguate allo stile di vita del tempo.Nello spostamento da Tassignano a Capannori (molto veloce), mi sono accorto della totale assenza di aree pedonali o ciclabili che permettessero una passeggiata in sicurezza e relax tra le due cittadine. In un primo tempo ci siamo soffermati sulla piazza centrale, davanti la chiesa, ritenuta elemento rappresentativo della città.A mio avviso di rappresentativo non ha molto visto che è circondata da abitazioni di nuova generazione ed è affiancata da una scuola elementare. A nord della chiesa, non molto visibile, si estende un parco di nuova costruzione che ha come punto di forza un piccolo anfiteatro e un laghetto (credo secondo i progettisti motivo di attrazione), ma quasi un’assenza di alberi (presenti siepi e qualche piccolo albero) che non permettono nessuna zona d’ombra o alcun tipo di riparo.Principalmente questo luogo deve essere reso più vivibile e visibile,in quanto schermato dalle abitazioni, grazie anche al passaggio della pista ciclabile, totalmente assente!Di seguito passiamo nella zona che possiamo definire moderna perché è presente il comune ed un centro medico che hanno forme quasi spaziali.La sensazione è quella di “una città diffusa”che stenta a trovare una propria identirà e da l’idea che tutti i servizi siano come pezzetti di un puzzle sparsi che aspettano che qualcuno trovi loro il giusto incastro nel tessuto urbano.

Alessio Degli Innocenti

Sopralluogo a capannori, impressioni personali

L’abitato di Capannori è un insediamento che sta tentando di vincere sulla campagna, nascendo e sviluppandosi su uno dei tentacoli rappresentati dalle strade che partono dalla città di Lucca per poi perdersi nella piana. L’ambiente urbano che abbiamo trovato al nostro approdo alla stazione di Tassignano, però, non era quello di una città in fase di crescita, ma l’impressione era quella di trovarsi in una zona di transizione tra la città e la campagna, in una periferia dove la dispersione urbana e lo sviluppo orizzontale costituiscono il modello di sviluppo prevalente. una lenta conquista della città sulla campagna quindi, proprio ciò che rappresenta lo “Sprawl urbano”.
Osservando bene infatti, si nota che Capannori si sviluppa già da subito facendo prevalere gli spostamenti in auto, le strade, a parte quelle che si addentrano nelle campagne, sono molto larghe, soprattutto nella zona del municipio, e gli spostamenti ciclo-pedonali non sono agevolissimi. Da questo particolare se ne trae il fatto che Capannori nasce per essere la “succursale di un’altra città”, la periferia e il “quartiere dormitorio” per coloro che lavorano a Lucca o nelle altre medie o grandi città vicine.
Quando ormai questo cancro della città diffusa si era impossessato di Capannori si è provato ad alleggerire la situazione, rendendo vivibile la città e cercando di riempire quegli immensi vuoti presenti nel tessuto urbano: è qui che nasce una delle poche positività della nostra visita, una zona verde attrezzata, sicuramente piacevole per gli abitanti della zona, che sorge dove una volta c’era una struttura calcistica. In fase di decadimento, invece, sono gli edifici più lontani dal “centro” di capannori e quindi più prossimi alla campagna aperta, necessiterebbero qualche intervento di recupero, senza magari perdere il loro legame con la storia del luogo, ad esempio non mutando i materiali di costruzione, il mattonato.
L’impressione generale è che Capannori potrebbe essere associata a quegli insediamenti fortemente legati al centro attrattivo di una grande città vicina, che non hanno uno sviluppo omogeneo e stentano a trovare una propria identità.

Antonio Urbano

Città non città

Quando si parla di centro abitato, ci si aspetta comunemente, in maniera anche un po schematica, un insediamento caratterizzato da un aggregazione piuttosto compatta di residenze, servizi, attività produttive, attrezzature. Beh questa di sicuro non è Capannori, a quella campagna che lo caratterizzava, si è sostituito un insieme disordinato e casuale di edifici di cemento. Il paesaggio è stato quasi completamente invaso dalla presenza di qualche tipo di espansione urbana e da tentativi mal riusciti nel ricreare una sorta di “centralità”. Capannori risulta essere un chiaro esempio di quello che più comunemente viene identificata come “città diffusa”, sospesa tra la campagna urbanizzata e la città ruralizzata, dove l’individuazione di linee di separazione tra le due realtà è quasi inesistente. Sicuramente è possibile individuare aree con una maggiore densità urbana, con qualche forma di centralità a carattere religioso, sociale, commerciale o di servizio, sia storiche che recenti e che rappresentano gli unici riferimenti identitari delle comunità locali. Tuttavia, sono gli stessi elementi identitari a rappresentare una delle problematiche principali, le circa 40 frazioni che hanno dato vita a Capannori, gelose della propria chiesetta (almeno una), il proprio cimitero, la propria scuola, ecc. e che non sono mai riuscite a fondersi completamente. Il passaggio tra questa realtà e il territorio rurale è spesso contrassegnato da un progressivo diradamento del tessuto insediativo, da una fascia marginale, sia urbana che rurale, in cui la presenza di aree alberate, sistemate a giardino, coltivate a frutteto familiare o ad orto, assume un ruolo caratterizzante. Quello che percepiamo è quindi un tentativo mal riuscito di insediamento, la città dilaga, dimenticando la dimensione umana, come un enorme palazzo di vetro che ci permette di spiare il suo interno senza poter percepire l’uomo che è di fronte. Città nella città, che perde completamento il suo senso, quello di accogliere i suoi cittadini ma li tiene lontani con transenne di verde, casuali parcheggi o finti centri d’aggregazione.

Michele De Chiaro

Riqualificazione delle ex aree industriali Falck (Milano), Renzo Piano

Il progetto di riqualificazione delle ex-aree industriali Falck a Sesto San Giovanni (MI) è stato concepito da Renzo Piano come uno schema urbano aperto volto a connettere tutte quelle parti della città fino a oggi separate proprio da quest’area; l’espansione più recente infatti si è collocata lontana dal centro storico, oltre le aree industriali che una volta erano in periferia. L’abilità dell’architetto è quella di non discostarsi troppo dal passato puramente industriale della zona con un progetto che ne ricalca le orme, proponendosi di farla diventare una “fabbrica di idee”.

Al confine tra la città storica e l’area industriale troviamo la stazione ferroviaria di Sesto: sarà il fulcro del progetto, l’elemento che connetterà tra loro tutte le aree. Infatti sarà completamente riprogettata per diventare cerniera urbana, formata da una piazza sopraelevata accessibile da un sistema di passerelle che collegano i due lembi di città Est-Ovest e danno dunque diretto accesso al Parco.

Già dai primi schizzi progettuali di Renzo Piano si nota che il problema affrontato con maggior convinzione è quello della mobilità e delle connessioni urbane. Spiccano i due assi principali, il primo è un vialone da quattro filari di alberi che costituisce l’asse Nord-Sud, quello Est-Ovest invece si appoggia sull’asse naturale che unisce trasversalmente le tre parti di città oggi separate dalla ferrovia e dalle ex aree industriali, partendo proprio dal piazzale sospeso della ferrovia. Collegato alle connessioni c’è il problema della mobilità, risolto dall’architetto con il rafforzamento degli assi di connessione con Milano e lo scoraggiamento dell’uso del mezzo privato per gli spostamenti in città attraverso il rafforzamento delle linee di mezzi pubblici e la pista ciclabile, pensata come una maglia continua su tutta la città.

Quasi 1.000.000 di mq su una superficie totale di circa 1.400.000 mq è occupata dal verde: questo infatti non si arresta solo all’area del parco, che rappresenta un grande polmone verde, ma penetrerà nel tessuto preesistente attraverso un sistema di assi vegetali nuovi e di completamento di quelli esistenti. Si sfruttano così le ampie zone vegetali già presenti sul sito, in modo da riqualificarle per renderle fruibili a tutti, e con diverse destinazioni (parco urbano, intercomunale, verde attrezzato, ecc.).

La parola d’ordine nel progetto è riqualificare. I grandi ex edifici industriali emergono dal progetto come memoria del passato di un luogo che ha fatto la storia industriale e sociale d’Italia; in particolare alcuni edifici resteranno praticamente intatti (sono previsti solo interventi di pulizia e messa in sicurezza) come monumenti di archeologia industriale. L’area diventerà un parco archeologico industriale, in cui le “rovine” saranno destinate a diventare dei centri di eccellenza (museo del lavoro, biblioteca, ecc.), oppure destinati a mostrare gli “scavi” del Parco, cioè le fondazioni su cui poggiavano un tempo i macchinari delle acciaierie.

Al momento il progetto è in fase di realizzazione.

Urbano Antonio

Esercitazione 2.5: Capannori.

Molte cose sono già state dette su Capannori e studiandone la sua morfologia, molte persone hanno trovato gli stessi problemi emergenti e le stesse qualità con alcune eccezioni. Anche io mi associo alle molte cose dette sia in bene che in male e ne ribadisco alcune:

1) Lo sprawl: si nota in alcuni casi uno sprawl con conseguente utilizzo spregiudicato di terreno che rende alcuni spazi inutili e privi di utilizzo se non a seguito di demolizioni. Come esempio posso portare la zona di Perequazione 4 che vede un edificio abitativo lungo strada ma nel mezzo all’area aperta presente. In alcuni casi sembra esserci una perdita di rapporto tra spazi vuoti e pieni e la morfologia del costruito con un conseguente spreco di spazi. La piazza del comune ne è un’altra prova.

2) La viabilità: è stata già individuata la difficoltà per lo spostamento per i pedoni. Anche io mi associo a tale critica portando anche la mia esperienza fatta con lo skateboard. La viabilità pedonale sembra frastagliata e contorta invece che lineare: per andare da un punto A a un punto B, è necessario passare dal punto B1 e così via. Inoltre alle volte si è proprio impossibilitati a proseguire con mezzi quali le biciclette e lo posso confermare con l’esperienza perchè ho dovuto portare lo skateboard in mano invece di utilizzarlo.

3) Il recupero dello storico: in alcuni casi abbiamo notato il recupero delle strutture storico con restauri o ripetizioni tematiche. Queste sono qualità molto apprezzate soprattutto perchè si pensa al recupero invece che allo spreco e si cerca di mantenere una continuità di contesto e tematica che rende il luogo più armonico.

4) Gli spazi aperti: apparentemente non abbiamo trovato molti spazi aperti e sopratutto non abbiamo trova spazi centrali che richiamassero l’attenzione. Dalle carte si nota ancora che molti spazi “vuoti” che potrebbero svolgere questa funzione, sono lasciati al niente. Dalle carte si notano molti corridoi che possono essere sfruttati sia come vie di collegamento che come aree di ritrovo o attività. Ma ritengo comunque necessario lasciarmi alcuni dubbi invece che critiche: non vivendo in quelle zone non sono del tutto sicuro che quei pochi posti visitati (come il parco nella zona di Perequazione 5) nn siano veramente vissuti. L’unica esperienza fatta in merito riguarda il viale che porta al comune su cui sono presenti diversi servizi: lì abbiamo trovato un po di persone e sembrava un’ambiente comunque vivibile.

5) La tipologia edilizia: come in molte zone, anche a Capannori sembra albergare l’idea della convenienza: le nuove costruzioni sono quasi tutte edilizie popolari formate da stecche di case e si è andati a perdere alcune forme storiche come la corte lucchese.

Emanuele Bechelli.

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