Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Archivio per Una certa idea di città. Icone

Elio e le Storie Tese (2008) Parco Sempione

PFM, Impressioni di Settembre, 1971

Giorgio Gaber, “C’è solo la strada”, 1992

“[…] C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza
c’è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo. […]”

Difficile da smaltire..

Keith Haring non è famoso solamente per aver diffuso negli anni ’80, e diffondere tutt’ora un messaggio di fratellanza e di pace, ma affronta anche il problema delle disastrose conseguenze che provoca il nucleare.. Dietro quei disegni quasi ironici si nasconde un pensiero politico e sociale molto forte che vuole con questa pubblicità mediatica, farci notare fino a che punto l’uomo ha oltrepassato il limite della sostenibilità.

I rifiuti nucleari sono difficili da smaltire, anzi non si smaltiscono proprio, si stoccano sotto terra o chissà dove.. Ecco, dove??  Prima di costruire una centrale sarebbe più logico trovare una soluzione allo smaltimento, no, invece si preferisce dire che tanto i rifiuti sono contenuti; ma che futuro hanno le persone che verranno dopo di noi? Adesso ce ne stiamo lavando le mani.

In Italia sono previste circa 10 centrali! Chi vorrebbe avere una centrale vicino casa propria? Certo la Francia è vicina, e di reattori ne ha ben 58, però dato che noi siamo rimasti uno dei pochi paesi puliti (diciamo così), sfruttiamo le energie rinnovabili, troviamo un modo per renderle più sfruttabili, incentiviamo la ricerca per migliorare questo mondo!

La mia idea di città è pulita, e se pulito è sinonimo di povertà, io sarò povera.

Patricia Guerriero

OMA, Dee And Charles Wyly Theater, Dallas, Stati Uniti, 2009

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Esercitazione 1.5

il Teatro flessibile nella città dei cowboys..inserito nel “distretto” delle arti cittadino. Che ne dite?

Renzo Piano: l’asso di briscola

Stavo notando come le opere di Renzo Piano stiano catalizzando un po’ le scelte per l’esercitazione 1.5, come se questo desiderio di presentare una “super-opera” trovasse realizzazione solo nell’architetto genovese. Forse per la fama internazionale, forse per lo “spirito patriottico” italiano (degli ultimi 150 anni) o forse per l’estro delle sue opere… fatto sta che Renzo Piano (direttamente o indirettamente) colpisce tutti (e tutto)…

Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice, 1956

Il testo completo qui

Nella vampa abbandonata

del sole mattutino – che riarde, ormai,

radendo i cantieri, sugli infissi

riscaldati – disperate

vibrazioni raschiano il silenzio

che perdutamente sa di vecchio latte,

di piazzette vuote, d’innocenza.

Già almeno dalle sette, quel vibrare

cresce col sole. Povera presenza

d’una dozzina d’anziani operai,

con gli stracci e le canottiere arsi

dal sudore, le cui voci rare,

le cui lotte contro gli sparsi

blocchi di fango, le colate di terra,

sembrano in quel tremito disfarsi.

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