Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Archivio per Esercitazione 1.5

Esercitazione 1.5

Hundertwasser

 Il quartiere Hundertwasser (Löwengasse angolo Kegelgasse) si trova nella zona est della città. Con le sue fantasiose soluzioni architettoniche e i suoi colori fu fatto erigere dal Comune di Vienna a metà degli anni ’80 a fronte del piano di sviluppo di edilizia popolare. Il complesso abitativo con 50 appartamenti nacque dall’estro del pittore Friedensreich Hundertwasser (Fritz Hundertwasser) che ci ricorda la stupefacente fantasia architettonica e controcorrente dello spagnolo Gaudì.

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Friedensreich Hundertwasser, nato Friedrich Stowasser, (Vienna, 15 dicembre 1928 – 19 febbraio 2000), è stato un pittore, scultore, architetto,ecologista austriaco, anche se non si definisce architetto bensì “medico di un’architettura ammalata”.

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Come un medico dell’architettura ha creato irregolarità non regolamentate e le barriere della bellezza, e alla fine è stato in grado di realizzare esemplari progetti architettonici in cui il diritto e la finestra-inquilini albero esiste, così come i pavimenti sconnessi, le foreste sui tetti e vegetazione spontanea.

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 Fritz Hundertwasser ha inteso abolire l’uniformità dello standard abitativo creando un unicum di piacevole irregolarità, pensata e creata per essere goduta da chi vi abita e da chi la osserva.

Per queste famiglie l’architetto ha voluto creare un ambiente che fosse come la vita, non lineare, non razionale, colorata e multiforme, qualcosa di molto diverso dallo stile classico della Vienna imperiale.

L’artista ha voluto infondere allegria e gioia di vivere ai 50 appartamenti delle persone meno abbienti della città, costruendo le varie strutture usando linee morbide. In tutto il complesso non vi sono infatti spigoli vivi. Le facciate sono dipinte a colori vivaci e decorate con ceramiche colorate.

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In ogni terrazza vi sono giardini pensili che servono a portare il verde in ogni abitazione. La creazione di questi ultimi, in particolare, è un chiaro riferimento ad uno dei concetti chiave dell’artista, secondo cui tutto ciò che si espande in orizzontale appartiene alla natura e tutto ciò che si innalza al cielo, all’uomo. Molti materiali utilizzati, come, ad esempio, le ceramiche delle decorazioni delle facciate, sono di recupero.

Perfino i servizi igienici sono in stile, infatti fanno parte delle Toilet of modern art dove ceramiche decorative, fontane e colori sgargianti rendono allegro e piacevole anche questo ambiente.

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Ci sono elementi che richiamano gli stili classici: facciate che si ispirano agli antichi palazzi veneziani, alte torri a bulbo dorato, pareti ondulate, decori in ceramica policroma, colonne pendenti, appartamenti contraddistinti da un diverso colore, che li rende unici, con porte e finestre di forma irregolare.

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Le case di Hundertwasser sono diventate una vera e propria attrazione turistica e attirano ogni anno migliaia di turisti tant’è che sono sorti negozietti, bar, chioschi e caffetterie nelle immediate vicinanze.

Nella galleria di Hundertwasserhaus ci si può soffermare per assaporare un caffè (osservando il ruscello che scende dalla parete attraversando tutto il bancone) o gustare qualche specialità tipica viennese.

Ad oggi la struttura è interamente gestita dal comune di Vienna che mette in affitto i 50 interni al prezzo di 5 euro al metro quadro. Il comune, previ controlli, verifica la reale necessità della famiglia e predilige quei nuclei in cui è presente un individuo particolarmente interessato ed attivo nel mondo artistico contemporaneo.

Esercitazione 1.5

Salve per l’esercitazione 1.5 avrei scelto di analizzare il Quartiere CasaNova di Bolazano. Volevo sapere se come progetto può essere idoneo o meno. Grazie mille.

Lorenzo MastrellaImage

Science Center Amsterdam

Science Center è un centro della scienza in Amsterdam, Olanda. Si trova presso il Osterdok in Amsterdam-Centrum, situato tra il Oosterdokseiland eKattenburg. Il museo ha le sue origini nel 1923, ed è ospitato in un edificio progettato da Renzo Piano a partire dal 1997. Contiene cinque piani di hands-on mostre scientifiche ed è il più grande centro di scienza nei Paesi Bassi. Attira ogni anno oltre 500.000 visitatori, che lo rende il quarto museo più visitato nei Paesi Bassi.

Il museo è cresciuto da umili origini nel 1923 quando il Museo van den Arbeid (in inglese: Museo del Lavoro) è stato aperto dall’artista Heijenbrock Herman sul Rozengracht ad Amsterdam.

I concetti principali del primo piano sono le reazioni e la catena del DNA che includono una sala con il domino giganti con aggeggi come una campana gigante e una macchina volante. Anche al primo piano è uno spettacolo sulla mezz’ora, che dispone di un ampio circuito di reazione a catena.

Al secondo piano è una fabbrica palla dove vengono inviati di piccole palline di plastica su un circuito dove i partecipanti sono di raggrupparli in peso, dimensioni e colore e poi inviarli a un centro di imballaggio in cui le palle andare in una piccola scatola di metallo. Ci sono cinque stazioni in cui le persone si attaccano codici a barre magnetiche sulle scatole e mandarli fuori per iniziare il circuito. Al secondo livello vi è anche una piccola caffetteria e una sala cinema e performance in cui sono mostrati vari atti e film sulla scienza. Il secondo piano dispone anche di un display sul ciclo dell’acqua un display su elettricità e un display su metalli e costruzioni.

Il terzo piano è un gigantesco laboratorio scientifico in cui le persone possono fare esperimenti scientifici come i test di vitamina C in talune sostanze e guardando DNA. C’è anche una piccola sezione sul denaro e degli affari.

Al quarto piano è una sezione sulla mente umana, ha tali esperimenti come test di memoria, problemi mentali e tester senso. Il quarto piano è abbastanza scuro che si aggiunge alla stranezza dei dintorni.

Il quinto piano o ponte superiore dispone di una caffetteria, area giochi per bambini e una splendida vista sui dintorni della città.

Alessio Degli Innocenti

Stadio Olimpico Londra 2012, studio HOK

Lo stadio Olympic di Londra 2012 è stato progettato dallo studio HOK, fondato nel 1955. Il nome dello studio è derivato dai cognomi dei tre soci fondatori: George Hellmut, Gyo Obata e George Kassabaum, tutti laureati nell’università di Washington.Lo stadio Olimpico di Londra, conosciuto anche come Olympic Stadium, sarà il cuore pulsante delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Londra 2012 e ospiterà le gare di atletica e di atletica paralimpica, nonchè la cerimonia di apertura e chiusura dei giochi olimpici. Verrà collocato sopra un ex sito industriale, come esempio di riqualificazione urbana. La costruzione dell’Olympic Stadium è iniziata nel maggio 2008 e terminata nel marzo 2011. Lo stadio costerà la modica cifra di 712 milioni di Euro, e ospiterà 80 mila posti a sedere. Lo stadio si presenta come una ciotola ovale semplice, ma “intelligente”. La sua peculiarità sarà di trasformarsi facilmente dopo le Olimpiadi in uno stadio da 25 mila posti. Sarà uno stadio all’insegna della trasparenza e della leggerezza visiva grazie alla sua innovativa copertura ad anello, completamente trasparente,sostenuta da cavi d’acciaio che proteggerà gli spettatori.

Alberto Scali

Riqualificazione delle ex aree industriali Falck (Milano), Renzo Piano

Il progetto di riqualificazione delle ex-aree industriali Falck a Sesto San Giovanni (MI) è stato concepito da Renzo Piano come uno schema urbano aperto volto a connettere tutte quelle parti della città fino a oggi separate proprio da quest’area; l’espansione più recente infatti si è collocata lontana dal centro storico, oltre le aree industriali che una volta erano in periferia. L’abilità dell’architetto è quella di non discostarsi troppo dal passato puramente industriale della zona con un progetto che ne ricalca le orme, proponendosi di farla diventare una “fabbrica di idee”.

Al confine tra la città storica e l’area industriale troviamo la stazione ferroviaria di Sesto: sarà il fulcro del progetto, l’elemento che connetterà tra loro tutte le aree. Infatti sarà completamente riprogettata per diventare cerniera urbana, formata da una piazza sopraelevata accessibile da un sistema di passerelle che collegano i due lembi di città Est-Ovest e danno dunque diretto accesso al Parco.

Già dai primi schizzi progettuali di Renzo Piano si nota che il problema affrontato con maggior convinzione è quello della mobilità e delle connessioni urbane. Spiccano i due assi principali, il primo è un vialone da quattro filari di alberi che costituisce l’asse Nord-Sud, quello Est-Ovest invece si appoggia sull’asse naturale che unisce trasversalmente le tre parti di città oggi separate dalla ferrovia e dalle ex aree industriali, partendo proprio dal piazzale sospeso della ferrovia. Collegato alle connessioni c’è il problema della mobilità, risolto dall’architetto con il rafforzamento degli assi di connessione con Milano e lo scoraggiamento dell’uso del mezzo privato per gli spostamenti in città attraverso il rafforzamento delle linee di mezzi pubblici e la pista ciclabile, pensata come una maglia continua su tutta la città.

Quasi 1.000.000 di mq su una superficie totale di circa 1.400.000 mq è occupata dal verde: questo infatti non si arresta solo all’area del parco, che rappresenta un grande polmone verde, ma penetrerà nel tessuto preesistente attraverso un sistema di assi vegetali nuovi e di completamento di quelli esistenti. Si sfruttano così le ampie zone vegetali già presenti sul sito, in modo da riqualificarle per renderle fruibili a tutti, e con diverse destinazioni (parco urbano, intercomunale, verde attrezzato, ecc.).

La parola d’ordine nel progetto è riqualificare. I grandi ex edifici industriali emergono dal progetto come memoria del passato di un luogo che ha fatto la storia industriale e sociale d’Italia; in particolare alcuni edifici resteranno praticamente intatti (sono previsti solo interventi di pulizia e messa in sicurezza) come monumenti di archeologia industriale. L’area diventerà un parco archeologico industriale, in cui le “rovine” saranno destinate a diventare dei centri di eccellenza (museo del lavoro, biblioteca, ecc.), oppure destinati a mostrare gli “scavi” del Parco, cioè le fondazioni su cui poggiavano un tempo i macchinari delle acciaierie.

Al momento il progetto è in fase di realizzazione.

Urbano Antonio

Cantina Petra di Mario Botta

Contesto istituzionale e occasione del progetto: il progetto della Cantina Petra, è il risultato di uno schema iniziale voluto da Vittorio Moretti, architetto specializzato nella progettazione di cantine, che si è affidato a Mario Botta, architetto svizzero di fama internazionale, per la realizzazione del progetto (dal 1999 al 2001); la cantina viene realizzata dal 2001 al 2003 e i lavori furono affidati alla “Moretti Prefabbricati s.p.a.”.

Quantità edilizie: nella superficie territoriale della cantina (più di 80ha di vigne), sono presenti la Cantina Alta (proprietà originaria), il magazzino per gli attrezzi, il punto accoglienza e naturalmente la Cantina Petra, che occupa un area di circa 7.200mq.

Rapporto con il contesto fisico, le preesistenze, a caratteri marginali: il progetto della cantina ex-novo, costruito su un versante libero della collina, si sviluppa in tutta la sua grandezza senza limiti fisici e senza particolare attenzione hai margini del fabbricato, perché inserito in mezzo alle sue vigne.

Valutazione dell’efficacia del progetto in relazione alle criticità del contesto: la Cantina Petra, al dì là della sua funzionalità e della sua bellezza estetica, rappresenta un elemento molto invasivo nel territorio, a causa delle sue dimensioni e della sua forma alienata, anche se è apprezzato il tentativo di rendere l’edificio un tutt’uno con il versante della collina.

Accessibilità e relazione con la rete dei trasporti: il vantaggio della Cantina Petra è di trovarsi vicino alle principali vie di comunicazione, come la SS1 che taglia per tutta la sua lunghezza la Val di Cornia, e lontano dai principali centri della valle, per sfruttare il terreno migliore per produrre un buon vino.

Organizzazione delle funzioni: oltre alla bellezza estetica del fabbricato, la Cantina Petra è stata ideata per sfruttare al massimo un fattore: la forza di gravità; ogni piano della cantina è organizzato per svolgere un passaggio della lavorazione del vino, al termine del quale il vino viene messo nella cantina vera e propria, che si sviluppa sotto terra.

Articolazione dei volumi costruiti e trattamento delle superfici costruite: la Cantina Petra è composta dal cilindro centrale, dove si trova la scalinata di Botta, e dalle due “ali”, sistemate in modo simmetrico come nelle opere di Mario Botta; l’intera struttura esterna è rivestita di pietra di colore arancione chiaro, per riprendere la colorazione del terreno, in modo da fare “amalgamare” la costruzione con l’ambiente circostante.

Taverni Eraldo.

Porta nuova di Pistoia.

L’opera consiste nella realizzazione del sottopasso ferroviario per aprire la città storica con le infrastrutture viarie a percorrenza veloce, quali la superstrada e l’autostrada, in modo da ridurre il traffico veicolare che si viene a formare nelle altre porte storiche per entrare nel centro storico. La nuova porta serve inoltra per collegare la parte storica con quella di nuova realizzazione attraverso opere di riqualificazione, come l’area dell’ex Breda, e di nuova costruzione come il nuovo ospedale lungo la superstrada.

L’opera si colloca nel contesto del riassetto dell’intero quartiere: nuovi appartamenti, negozi, un albergo, oltre a parcheggi e le nuove sedi delle centrali forze dell’ordine.

-Importo: 13 milioni di Euro.

-Imprese competenti: Consorzio Cooperative Costruzioni (CCC) di Bologna (capogruppo) e Rosi Leopoldo S.p.A. di Pescia (PT), SE.I.CO. srl con sede a                                                                              Capannori (LU), e S.T.I. srl, Torino.

Caratteristiche tecniche.

Il tratto in galleria si sviluppa per una lunghezza di circa 100 m. Trasversalmente la carreggiata del sottopasso è formata da due corsie di 3,50 m con due banchine di emergenza della larghezza di 1,5 m ciascuna, oltre percorso ciclo pedonale rialzato della larghezza di 2,50 m. L’altezza utile del sottopasso è di 5,77 m circa.

La rotonda centrale, del diametro esterno di 27,5 m, è suddivisa in due corsie di 4 m e ciglio laterale di 1,35 m con marciapiede di servizio interno della larghezza di 2 m. Dalla rotonda si irradiano le 4 rampe di raccordo della larghezza di 5,5 m.

Sicurezza stradale.

Le rampe di ingresso sono caratterizzate da attenuatori d’urto in grado di limitare i danni d’impatto in caso di mancato inserimento in rampa. La pavimentazione è stata prevista in asphalt rubber, una speciale pavimentazione stradale in grado di limitare al minimo i rumori del traffico.

Impianto di ventilazione.

La struttura in sotterraneo è dotata di un impianto di ventilazione che cambia con continuità l’aria all’interno prelevata dal centro rotonda in quota. L’impianto convoglia l’aria all’interno della pista ciclabile utilizzata come condotto. Lungo tutto il percorso, in corrispondenza delle caditoie sono state predisposte prese d’aria pulita in grado di mantenere la qualità dell’aria ad ottimi livelli.

Rischio idraulico.

Il sistema di smaltimento è caratterizzato da griglie di perimetro mentre per la parte di area a deflusso naturale viene utilizzata la medesima rete idraulica esistente, adeguata nel nuovo tracciato. La parte sotto falda viene raccolta nel punto più depresso posto all’uscita del sottopasso su via Pertini e da qui sollevata fino al collettore in via della Vergine e da qui al Roccon Rosso. E’ stata inoltre prevista una vasca di accumulo di grande volume in grado di raccogliere per intero la parte di acqua necessaria a non alterare l’equilibrio idraulico di smaltimento attuale.

Illuminazione.

Dal punto di vista estetico sono state scelte apparecchiature di pregio, utilizzate con successo in centri storici importanti (Firenze) ed in grado di assicurare illuminazioni diffuse e rispettose dei limiti di inquinamento luminoso. Dal punto di vista tecnico l’impianto è stato studiato in modo da limitare, per quanto possibile, i consumi ed i costi di manutenzione.

 

Bechelli Emanuele.

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