Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Un punto da dove ripartire

 

Sono passati due anni dal sopralluogo fatto a Capannori e ripensando a quella giornata cerco di ricordare quali fossero stati per me, gli aspetti positivi e negativi di quella piccola città estremamente confusa. Scorrendo tra i vari post pubblicati dai miei compagni, mi rendo subito conto di quanto le impressioni generali siano simili tra loro; di quanto le percezioni di ognuno di noi siano concordi. Ebbene, penso che questa omogeneità di riflessione sia dettata dalla totale disgregazione di questa città periferica. La nostra mente si è accorta sin dall’inizio di quanto gli spazi fossero casuali e misti.

Il sopralluogo cominciò da Tassignano e attraverso una breve camminata, osservando con cura i particolari, notai un un’elevata quantità di edifici storici con la tipica architettura che contraddistingue le antiche strutture rurali; le classiche case coloniche che un tempo offrivano riparo agli animali, ristrutturate in abitazioni. A prima vista, pensai che fosse positivo, ma proseguendo nella nostra camminata, notai sempre più che questi edifici erano stati affiancati a nuove strutture totalmente differenti. Edifici che non seguivano alcuna regola strutturale o architettonica, che non valorizzavano il tessuto urbano esistente che non plasmavano un’identità del luogo se non in modo negativo. Riuscivano solamente a creare geometrie spaziali totalmente confusionarie. Di fatti, l’ubicazione casuale delle abitazioni ha agevolato l’alternarsi in modo disomogeneo di aree residenziali edificate con aree verdi agricole, fattore che accresce la sensazione di disagio nelle persone che vi abitano o che semplicemente sono di passaggio.

Spostandosi da Tassignano a Capannori abbiamo percorso una tra le principali strade che collegano le due periferie. Purtroppo ho notato (come il resto dei miei compagni) una totale assenza di arredo urbano fondamentale per lo spostamento pedonale delle persone. Questo fattore incide negativamente sulle persone che abitano in quell’area, portandole ad essere vincolate al mezzo privato con tutte le conseguenze che seguono.

Arrivati a Capannori la situazione non cambiata molto. Da un punto di vista urbano, i percorsi pedonali sono limitati come anche quelli ciclabili. Le aree verdi pubbliche sono circoscritte ad un parco collocato nelle vicinanze della piazza del centro storico. A mio avviso il parco pubblico ha delle geometrie studiate ma è carente degli elementi fondamentali come alberi e giochi o aree attrezzate, fattori che spingono le persone a trascorrere del tempo all’aria aperta. Riguardo i due punti di interesse principali, abbiamo: da una parte la piazza di fronte al comune; dall’altra la piazza della chiesa. Pur essendo molto diverse, ho percepito in entrambe un semplice spazio urbano aperto, uno spazio che non rappresentava il vero senso di “piazza”, di luogo di incontro, di scambio di opinioni, di momento sociale. La piazza è un po’ il volto della città e purtroppo, lo è anche in questo caso. La mancanza di “vita” del nucleo principale di un posto, rappresenta la mancanza di identità del luogo stesso.

Sono stati dati molti nomi alle città come Capannori: città diffuse, città non città, Sprawl urbano, città dormitorio; ecc …  ma resta il fatto che siano città senza una propria identità. Luoghi principalmente periferici, sfruttati come semplici dormitori, senza qualcuno che li viva, che li senta propri. Aree che prediligono lo spostamento con mezzi privati, senza poli attrattivi, con un elevato sfruttamento del suolo a discapito delle aree verdi, senza confini ben marcati. Un pessimo esempio di pianificazione urbana dalla quale ripartire.

Francesco Fonzino

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