Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Città non città

Quando si parla di centro abitato, ci si aspetta comunemente, in maniera anche un po schematica, un insediamento caratterizzato da un aggregazione piuttosto compatta di residenze, servizi, attività produttive, attrezzature. Beh questa di sicuro non è Capannori, a quella campagna che lo caratterizzava, si è sostituito un insieme disordinato e casuale di edifici di cemento. Il paesaggio è stato quasi completamente invaso dalla presenza di qualche tipo di espansione urbana e da tentativi mal riusciti nel ricreare una sorta di “centralità”. Capannori risulta essere un chiaro esempio di quello che più comunemente viene identificata come “città diffusa”, sospesa tra la campagna urbanizzata e la città ruralizzata, dove l’individuazione di linee di separazione tra le due realtà è quasi inesistente. Sicuramente è possibile individuare aree con una maggiore densità urbana, con qualche forma di centralità a carattere religioso, sociale, commerciale o di servizio, sia storiche che recenti e che rappresentano gli unici riferimenti identitari delle comunità locali. Tuttavia, sono gli stessi elementi identitari a rappresentare una delle problematiche principali, le circa 40 frazioni che hanno dato vita a Capannori, gelose della propria chiesetta (almeno una), il proprio cimitero, la propria scuola, ecc. e che non sono mai riuscite a fondersi completamente. Il passaggio tra questa realtà e il territorio rurale è spesso contrassegnato da un progressivo diradamento del tessuto insediativo, da una fascia marginale, sia urbana che rurale, in cui la presenza di aree alberate, sistemate a giardino, coltivate a frutteto familiare o ad orto, assume un ruolo caratterizzante. Quello che percepiamo è quindi un tentativo mal riuscito di insediamento, la città dilaga, dimenticando la dimensione umana, come un enorme palazzo di vetro che ci permette di spiare il suo interno senza poter percepire l’uomo che è di fronte. Città nella città, che perde completamento il suo senso, quello di accogliere i suoi cittadini ma li tiene lontani con transenne di verde, casuali parcheggi o finti centri d’aggregazione.

Michele De Chiaro

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