Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Archivio per gennaio, 2012

Esercitazione 2.5: Capannori.

Molte cose sono già state dette su Capannori e studiandone la sua morfologia, molte persone hanno trovato gli stessi problemi emergenti e le stesse qualità con alcune eccezioni. Anche io mi associo alle molte cose dette sia in bene che in male e ne ribadisco alcune:

1) Lo sprawl: si nota in alcuni casi uno sprawl con conseguente utilizzo spregiudicato di terreno che rende alcuni spazi inutili e privi di utilizzo se non a seguito di demolizioni. Come esempio posso portare la zona di Perequazione 4 che vede un edificio abitativo lungo strada ma nel mezzo all’area aperta presente. In alcuni casi sembra esserci una perdita di rapporto tra spazi vuoti e pieni e la morfologia del costruito con un conseguente spreco di spazi. La piazza del comune ne è un’altra prova.

2) La viabilità: è stata già individuata la difficoltà per lo spostamento per i pedoni. Anche io mi associo a tale critica portando anche la mia esperienza fatta con lo skateboard. La viabilità pedonale sembra frastagliata e contorta invece che lineare: per andare da un punto A a un punto B, è necessario passare dal punto B1 e così via. Inoltre alle volte si è proprio impossibilitati a proseguire con mezzi quali le biciclette e lo posso confermare con l’esperienza perchè ho dovuto portare lo skateboard in mano invece di utilizzarlo.

3) Il recupero dello storico: in alcuni casi abbiamo notato il recupero delle strutture storico con restauri o ripetizioni tematiche. Queste sono qualità molto apprezzate soprattutto perchè si pensa al recupero invece che allo spreco e si cerca di mantenere una continuità di contesto e tematica che rende il luogo più armonico.

4) Gli spazi aperti: apparentemente non abbiamo trovato molti spazi aperti e sopratutto non abbiamo trova spazi centrali che richiamassero l’attenzione. Dalle carte si nota ancora che molti spazi “vuoti” che potrebbero svolgere questa funzione, sono lasciati al niente. Dalle carte si notano molti corridoi che possono essere sfruttati sia come vie di collegamento che come aree di ritrovo o attività. Ma ritengo comunque necessario lasciarmi alcuni dubbi invece che critiche: non vivendo in quelle zone non sono del tutto sicuro che quei pochi posti visitati (come il parco nella zona di Perequazione 5) nn siano veramente vissuti. L’unica esperienza fatta in merito riguarda il viale che porta al comune su cui sono presenti diversi servizi: lì abbiamo trovato un po di persone e sembrava un’ambiente comunque vivibile.

5) La tipologia edilizia: come in molte zone, anche a Capannori sembra albergare l’idea della convenienza: le nuove costruzioni sono quasi tutte edilizie popolari formate da stecche di case e si è andati a perdere alcune forme storiche come la corte lucchese.

Emanuele Bechelli.

Annunci

Cantina Petra di Mario Botta

Contesto istituzionale e occasione del progetto: il progetto della Cantina Petra, è il risultato di uno schema iniziale voluto da Vittorio Moretti, architetto specializzato nella progettazione di cantine, che si è affidato a Mario Botta, architetto svizzero di fama internazionale, per la realizzazione del progetto (dal 1999 al 2001); la cantina viene realizzata dal 2001 al 2003 e i lavori furono affidati alla “Moretti Prefabbricati s.p.a.”.

Quantità edilizie: nella superficie territoriale della cantina (più di 80ha di vigne), sono presenti la Cantina Alta (proprietà originaria), il magazzino per gli attrezzi, il punto accoglienza e naturalmente la Cantina Petra, che occupa un area di circa 7.200mq.

Rapporto con il contesto fisico, le preesistenze, a caratteri marginali: il progetto della cantina ex-novo, costruito su un versante libero della collina, si sviluppa in tutta la sua grandezza senza limiti fisici e senza particolare attenzione hai margini del fabbricato, perché inserito in mezzo alle sue vigne.

Valutazione dell’efficacia del progetto in relazione alle criticità del contesto: la Cantina Petra, al dì là della sua funzionalità e della sua bellezza estetica, rappresenta un elemento molto invasivo nel territorio, a causa delle sue dimensioni e della sua forma alienata, anche se è apprezzato il tentativo di rendere l’edificio un tutt’uno con il versante della collina.

Accessibilità e relazione con la rete dei trasporti: il vantaggio della Cantina Petra è di trovarsi vicino alle principali vie di comunicazione, come la SS1 che taglia per tutta la sua lunghezza la Val di Cornia, e lontano dai principali centri della valle, per sfruttare il terreno migliore per produrre un buon vino.

Organizzazione delle funzioni: oltre alla bellezza estetica del fabbricato, la Cantina Petra è stata ideata per sfruttare al massimo un fattore: la forza di gravità; ogni piano della cantina è organizzato per svolgere un passaggio della lavorazione del vino, al termine del quale il vino viene messo nella cantina vera e propria, che si sviluppa sotto terra.

Articolazione dei volumi costruiti e trattamento delle superfici costruite: la Cantina Petra è composta dal cilindro centrale, dove si trova la scalinata di Botta, e dalle due “ali”, sistemate in modo simmetrico come nelle opere di Mario Botta; l’intera struttura esterna è rivestita di pietra di colore arancione chiaro, per riprendere la colorazione del terreno, in modo da fare “amalgamare” la costruzione con l’ambiente circostante.

Taverni Eraldo.

Porta nuova di Pistoia.

L’opera consiste nella realizzazione del sottopasso ferroviario per aprire la città storica con le infrastrutture viarie a percorrenza veloce, quali la superstrada e l’autostrada, in modo da ridurre il traffico veicolare che si viene a formare nelle altre porte storiche per entrare nel centro storico. La nuova porta serve inoltra per collegare la parte storica con quella di nuova realizzazione attraverso opere di riqualificazione, come l’area dell’ex Breda, e di nuova costruzione come il nuovo ospedale lungo la superstrada.

L’opera si colloca nel contesto del riassetto dell’intero quartiere: nuovi appartamenti, negozi, un albergo, oltre a parcheggi e le nuove sedi delle centrali forze dell’ordine.

-Importo: 13 milioni di Euro.

-Imprese competenti: Consorzio Cooperative Costruzioni (CCC) di Bologna (capogruppo) e Rosi Leopoldo S.p.A. di Pescia (PT), SE.I.CO. srl con sede a                                                                              Capannori (LU), e S.T.I. srl, Torino.

Caratteristiche tecniche.

Il tratto in galleria si sviluppa per una lunghezza di circa 100 m. Trasversalmente la carreggiata del sottopasso è formata da due corsie di 3,50 m con due banchine di emergenza della larghezza di 1,5 m ciascuna, oltre percorso ciclo pedonale rialzato della larghezza di 2,50 m. L’altezza utile del sottopasso è di 5,77 m circa.

La rotonda centrale, del diametro esterno di 27,5 m, è suddivisa in due corsie di 4 m e ciglio laterale di 1,35 m con marciapiede di servizio interno della larghezza di 2 m. Dalla rotonda si irradiano le 4 rampe di raccordo della larghezza di 5,5 m.

Sicurezza stradale.

Le rampe di ingresso sono caratterizzate da attenuatori d’urto in grado di limitare i danni d’impatto in caso di mancato inserimento in rampa. La pavimentazione è stata prevista in asphalt rubber, una speciale pavimentazione stradale in grado di limitare al minimo i rumori del traffico.

Impianto di ventilazione.

La struttura in sotterraneo è dotata di un impianto di ventilazione che cambia con continuità l’aria all’interno prelevata dal centro rotonda in quota. L’impianto convoglia l’aria all’interno della pista ciclabile utilizzata come condotto. Lungo tutto il percorso, in corrispondenza delle caditoie sono state predisposte prese d’aria pulita in grado di mantenere la qualità dell’aria ad ottimi livelli.

Rischio idraulico.

Il sistema di smaltimento è caratterizzato da griglie di perimetro mentre per la parte di area a deflusso naturale viene utilizzata la medesima rete idraulica esistente, adeguata nel nuovo tracciato. La parte sotto falda viene raccolta nel punto più depresso posto all’uscita del sottopasso su via Pertini e da qui sollevata fino al collettore in via della Vergine e da qui al Roccon Rosso. E’ stata inoltre prevista una vasca di accumulo di grande volume in grado di raccogliere per intero la parte di acqua necessaria a non alterare l’equilibrio idraulico di smaltimento attuale.

Illuminazione.

Dal punto di vista estetico sono state scelte apparecchiature di pregio, utilizzate con successo in centri storici importanti (Firenze) ed in grado di assicurare illuminazioni diffuse e rispettose dei limiti di inquinamento luminoso. Dal punto di vista tecnico l’impianto è stato studiato in modo da limitare, per quanto possibile, i consumi ed i costi di manutenzione.

 

Bechelli Emanuele.

Esercitazione 2.0

Via Augusto Passaglia.

Bechelli Emanuele; Taverni Eraldo.

Esercitazione 2.5

Il sopralluogo è stato fondamentale per capire il luogo e la sua morfologia per poi potersi calare meglio nella successiva esercitazione 3.0. Scesi dal treno ci siamo ritrovati in una frazione del comune di Capannori, Tassignano, piccola cittadina di campagna costituita prevalentemente da edifici rurali e annessi agricoli nei quali lo spazio pubblico, dal manto stradale, penetra nello spazio privato delle corti interne degli edifici, creando una situazione di non chiarezza tra ciò che è pubblico e ciò che è privato.

Gli edifici rurali presenti sono in forte stato di abbandono, preferendo alla ristrutturazione, nuove costruzioni che completano ma compromettano gli spazi agricoli creando una sorta di città diffusa e continua, cosi facendo si vanno a perdere testimonianze fondamentali del luogo e della sua società. Spostandosi verso Capannori notiamo la forte assenza di qualsiasi arredo urbano ma fondamentalmente di marciapiedi, piste ciclabili, lampioni che renderebbero migliore lo spostamento, non prettamente automunito, tra la frazione di Tassignano ed il comune di Capannori che distano solo 4km.

Arrivati al centro di Capannori ci troviamo in un ampia piazza che fa da cornice alla chiesa principale della città e anche maggiore elemento rappresentativo del luogo come fosse unico forte punto di aggregazione della comunità. Anche in questa situazione noto l’assenza di panchine e arredi, tranne qualche aiuola, che renderebbero meglio fruibile e vivibile lo spazio.

Nel nostro sopralluogo abbiamo visitato anche il parco che personalmente non mi ha colpito in quanto manca di qualsiasi relazione sia con il contesto urbano sia con l’ambiente agricolo in cui è immerso, come fosse un oggetto posto su un foglio bianco, rendendolo uno spazio freddo e non ospitale per passare piacevolmente del tempo. Avvicinandosi sempre più al comune, ci addentriamo maggiormente nelle zone di recente espansione, limitrofe al centro, con edifici caratterizzati prevalentemente, non più da corti interne  semi-pubbliche, ma da spazi privati e garage non accessibili se non dal proprietario, perdendo quella relazione forte tra interno e limitrofo. Il comune, che secondo il mio parere, dovrebbe essere innanzi tutto caratterizzato da un ampia piazza frontale che crea uno spazio di aggregazione e ritrovo, qui non e presente, anzi al posto di una piazza troviamo una sorta di rotonda con parcheggi e nessuno spazio pedonale che renda vivibile la piazza (cosi chiamata in quanto Piazza Aldo Moro). Secondo il mio parere le trasformazioni previste devono relazionarsi all’ambiente circostante in cui prendono vita e non offuscare ciò che andranno ad affiancare, anzi devono valorizzarlo, creando un equilibrio tra l’ identità del luogo ed in nuovo edificio o spazio che assieme andranno a dare identità a qual luogo unico nel suo genere.

Credo che in queste aree sia possibile creare ampie zone pedonali che cambino la vivibilità della città, in modo da avvicinare i cittadini alla realtà in cui vivono e creare ampie zone di verde per cercare di contrastare il fenomeno della città diffusa, che sempre più va ad insediarsi nelle zone agricole che connettono gli edifici e che creano questa atmosfera magica e “retrò”  in questo piccolo comune, Capannori.

Alessia Cacciato

Esercitazione 2.5

Sopralluogo a Capannori

In vista del lavoro di esercitazione progettuale su Capannori, credo che sia stato più che necessario fare un sopralluogo sulla zona in questione, tanto che io ed alcuni compagni abbiamo deciso di tornarci successivamente per un’ulteriore visione, a quel punto molto più nitida, sul da farsi per la riprogettazione personale della zona.

Non ero mai stata a Capannori prima, ed ho travato l’esperienza piacevole; credo sia stato molto utile integrare le lezioni svolte in facoltà con il “lato pratico” proprio dell’urbanista, trovarsi lì tutti insieme e scambiarsi pensieri e punti di vista diversi; mi è servita ad aprire maggiormente gli occhi sulla realtà circostante, facendo nascere in me nuove idee, nuove soluzioni progettuali, che prima, trovandomi soltanto di fronte alle cartografia e non fisicamente dentro la situazione, non avevo avuto; un’ altro tassello che fa aumentare la passione per la materia.

Partendo dalla stazione di Tassignano si percepiva un ambiente silenzioso, isolato, quasi abbandonato, dove i primi edifici che abbiamo trovato funzionavano tramite uno storico sistema di corti; per raggiungere Capannori è necessario attraversare un’importante asse di comunicazione stradale: ai suoi lati possiamo notare la presenza di edifici sparsi caratterizzati da un’ architettura tipicamente  rurale, intervallata da ampi spazi aperti, campi coltivati o incolti, che col sole primaverile davano una sensazione di tranquillità e spensieratezza. Da notare la presenza di vecchi fienili, che mantengono molte delle loro caratteristiche originarie, anche se oggi possono avere la funzione di magazzino o in alcuni casi essere stati ristrutturati per un uso residenziale. La cosa negativa proseguendo lungo la strada -pensiero molto comune tra le persone presenti al sopralluogo- è stata la mancanza di marciapiedi: eravamo quindi costretti a passare ai margini della strada e inoltre sotto il sole, non essendoci sufficiente alberatura a fare un po’ d’ombra.

Come è stato detto a lezione, Capannori stenta tutt’oggi a trovare una sua identità: ed infatti è quello che è emerso durante il sopralluogo una volta giunti nel centro della città. A parte la Piazza con la chiesa (che dovrebbe avere, a mio parere, una centralità più forte) ed il parco, rimane ben poco. La sua caratteristica è quella di essere una cosiddetta “città diffusa”: infatti ampi spazi aperti separano gli edifici –assenti di uno schema logico e relazioni- tra loro. Addirittura i servizi sono completamente dislocati, trovandosi più a nord e non essendo ben collegati al centro della città. Perciò in fase progettuale l’idea per la rivalutazione di questa zona è stata quella di sfruttare questi ampi spazi aperti creando dei percorsi a verde, ciclo-pedonali, intervallati da piccoli specchi d’acqua, che attraversano gran parte della zona di progetto e che collegano tutti i punti chiave –piccoli quartieri e servizi- ; qui anche l’inserimento di orti urbani. Inoltre l’introduzione di alberature e aiuole fiorite (così da donare un po’ di colore) lungo le carreggiate, e marciapiedi per garantire l’incolumità dei pedoni; sistemare gli edifici secondo le previsioni del p.r.g. seguendo un preciso schema di edificazione; creare una grande centralità dove vi è attualmente il municipio: una grande piazza (collegata con percorsi verdi al resto della città), con annesso un polo che racchiude i servizi più grandi, quali municipio, asl, museo e biblioteca; una piazza che possa essere anche luogo di mercati, incontri, manifestazioni, insomma che doni un proprio carattere e una propria identità a Capannori.

Jenny Scianna

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: