Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Esercitazione 1.5

Guggenheim Museum, Frank o. Gehry, Bilbao

Il Museo Guggenheim di Bilbao, inaugurato nel 1997, sorge sulle sponde del fiume Nervion ed é  uno degli elementi costitutivi la nuova politica di sviluppo della città, intrapresa dall’amministrazione pubblica del Pais Vasco a partire dal 1987. In seguito ad un forte declino industriale, che interessò Bilbao durante tutti gli anni ottanta, si iniziò ad investire in strutture ed infrastrutture con un valore aggiunto dovuto all’opera di progettisti di fama internazionale. In tale ottica venne affidata a Frank Gehry la progettazione di un museo d’arte contemporanea che rendesse la città un riferimento per la “nuova arte”.

Gehry volle costruire un edificio “ex novo” nella vecchia area portuale dismessa e degradata: una volta ultimata, l’opera divenne non solo una scultura mastodontica da ammirare a 360° sia all’intero che all’esterno ma anche e soprattutto porta d’accesso urbana e cuore contemporaneamente: è infatti possibile vedere scorci del museo da ogni punto della città e le stesse dinamiche di spostamento interne (studiate secondo la nuova strategia di sviluppo adottata) fanno sì che il Guggenheim sia oggi, paradossalmente, il culmine di ogni asse viario, dato che si trova in una posizione decentrata rispetto al vecchio centro storico.

Il Museo Guggenheim può definirsi una “città nella città” e contemporaneamente una scultura vera e propria, composta da unità contrastanti ed indipendenti l’una dall’altra. Alla base della progettazione di Gehry infatti, c’è l’esplosione degli elementi volta alla scomposizione/ricomposizione delle forme stando ad una percezione dello spazio in senso multi direzionale ( impiego di più prospettive). Lo spazio interno ed immediatamente esterno alla struttura è frammentario e scomposto; ciò comporta un’altrettanta frammentarietà del contesto in cui il Guggenheim è collocato: è oggi difficile individuare un centro reale nella città di Bilbao e questo comporta nello spettatore un senso di incertezza e spaesamento.
L’ESTERNO
L’imponente “oggetto architettonico” allude al corpo mozzato di un pesce; quest’ultimo è riecheggiato non solo dalle masse estremamente plastiche e dinamiche (dinamicità data dalle fenditure e dalle curvature) ma anche e soprattutto dai giochi di luce che originano le lamine di titanio simili a delle squame: si può parlare di una sorta di dualismo tra omogeneità del rivestimento nella globalità della struttura e variazioni del suo andamento se rapportate alle forme del museo. La critica ha parlato di “caleidoscopica ed illimitata spazialità delle forme” : il Museo Guggenheim infatti vede le sue parti svilupparsi attorno ad una hall centrale e questa dinamica apparentemente interna è invece ben più percepibile dall’esterno.

L’INTERNO
Gli spazi espositivi sono stati accuratamente progettati con la collaborazione degli artisti che avrebbero esposto all’interno del museo: ne sono scaturite gallerie estremamente flessibili cioè capaci di adattarsi ad esibizioni diverse, sia a grande che a piccola scala. Le fenditure, gli sfondamenti e i passaggi aerei (che ritroviamo anche all’esterno) portano alla formazione di uno spazio labirintico; ancora una volta la luce ha un ruolo dominante poiché crea effetti scenografici nel momento in cui si rapporta con le superfici della grande struttura.

Il museo oltre a contenere sculture ed essere esso stesso scultura è come se diffondesse lo spazio museale anche all’esterno: una serie di istallazioni permanenti sono state collocate in prossimità delle entrate principali ed inoltre il Ribera Park ed il sistema di ponti lungo tutto il corso del Nervion, costituiscono delle vere e proprie opere d’arte:

SKIN IN
La realizzazione di forme così articolate è stata possibile grazie all’utilizzo di un software particolare, CATIA, solitamente impiegato per la progettazione di fusoliere di aeroplani. In questo modo Gehry ha potuto operare a tre dimensioni su ogni singolo volume, sulla base di dati tecnici e grafici generati dall’elaboratore: è passato dal rivestimento, allo spazio per le connessioni, allo spazio per la struttura.

CRITICHE
Sono state numerose le critiche rivolte alla innovativa struttura sia dal punto di vista economico che progettuale: i fondi impiegati per la sua realizzazione provenivano esclusivamente dalle casse della cultura basca nonostante l’investimento avesse un taglio prevalentemente imprenditoriale ed i costi che l’opera comportò furono eccessivamente alti dato il suo carattere sperimentale sul piano architettonico.
Inoltre il museo necessita tutt’ora di una manutenzione continua dati i materiali utilizzati: il titanio infatti ha iniziato un processo di deformazione ed ossidazione.
Ma le polemiche più accese scaturirono da quella parte di critica che trovò fortemente dissonante la struttura moderna se messa a confronto con l’antico centro storico di Bilbao: la conformazione del museo non si integra con la cultura dell’ambiente in cui è situato ma è un “elemento” a se stante che potrebbe essere collocato in qualsiasi altra città e svolgere comunque la stessa funzione. È oggetto di contestazioni la formazione di una polarità distaccata in cui confluisce gran parte del turismo della città e che “sminuisce” conseguentemente la storia basca preesistente.

Agnese Turchi

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