Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Sopralluogo a Capannori

Prima di esprimere ed esternare le mie impressioni relative alla nostra visita a Capannori, vorrei premettere che è una città che non conosco bene e che nel corso della mia vita ho avuto modo di visitare in poche occasioni. Guardando quindi la città come una specie di turista con un pizzico di nozioni in materia urbanistica, che visita quel luogo per la prima volta, ho provato delle sensazioni a volte contrastanti tra loro.

La nostra visita ha avuto inizio a Tassignano: un piccolo insediamento che si snoda e si irradia tra piccole strade chiuse da un edificato dall’apparenza attempato. La piccola frazione è caratterizzata da un piccolo centro, in cui sono presenti alcune delle funzioni principali, immediatamente collegato alla periferia, composta da una manciata di vecchie case sparse ai margini della campagna, tra campi coltivati, caratterizzate da un’edilizia tipicamente rurale. Molti edifici infatti erano probabilmente vecchi fienili, stalle o magazzini riconvertiti in epoca recente ad un uso residenziale, seppur mantenendo molto dei loro caratteri identitari originali. Quest’ultima parte in particolare, personalmente mi è parsa un luogo desolato, quasi abbandonato, che non mi ha offerto un’impressione accogliente od ospitale. A Tassignano l’edificato si concentrava prevalentemente lungo la strada, spesso in assenza di un marciapiede e larga giusto lo spazio necessario per lasciar passare -a fatica-  due automobili. Mi è parso di visitare un luogo fuori dal tempo, una periferia sicuramente molto tranquilla e lontano dal mondo caotico della città, nonostante il centro di Capannori disti appena cinque minuti a piedi e che Tassignano sia racchiuso tra la ferrovia e un grande asse di comunicazione stradale.

Per spostarsi da Tassignano a Capannori è necessario attraversare un importante asse di comunicazione stradale, per poi proseguire lungo una strada che offre ben poco ai pedoni, essendo nel tratto iniziale priva di marciapiedi. Si giunge così nella piazza della Chiesa di Capannori, un grande spiazzo del tutto anonimo se non fosse per l’emergenza definita dalla presenza dell’edificio religioso. Questa parte della città è quella che dovrebbe identificare il centro storico, anche se in realtà non è facilmente definibile essendo molto dispersivo e privo di elementi identitari che ne delimitino confini particolari. Proseguendo a nord della chiesa, vi è un parco quasi nascosto, circondato da una parte dall’edificato e dall’altro da grandi distese di campi collegati. Sarà stata una mia impressione, ma il parco non mi è sembrato molto funzionale e poco adatto alla socializzazione e non adatto alle esigenze che la gente ha nel tempo libero.

Le principali funzioni amministrative cittadine ed i servizi sono invece concentrati ancora più a nord, nella zona dove sorge il comune -un edificio dalla dubbia bellezza, in stile hi-tech-  e questa zona della città non sembra far parte della stessa Capannori della chiesa, in quanto separata da ampi spazi aperti e in quanto non è ben collegata al centro della città. E’ proprio questa infatti la caratteristica che colpisce maggiormente visitando Capannori: gli ampi spazi aperti che separano le case come se fossero tanti diversi nuclei edificati.

Ma al contrario di quanto sostenuto da molti, a mio avviso, una città diffusa come Capannori, non deve essere necessariamente vista come un male da combattere (il R.U. prevede un intensa edificazione negli spazi vuoti che intercorrono tra i diversi spazi della città), ma piuttosto si dovrebbe cercare di sfruttare questa sua caratteristica e mantenerla, migliorarla e renderla più efficace. In fondo Capannori si è sviluppata in questo modo nel corso del tempo, quindi perché modificarne la forma e le caratteristiche stravolgendo ogni cosa?

Ovviamente non nego che non intervenendo la situazione sarebbe sempre la stessa e la città non funzionerebbe, quindi probabilmente, la soluzione migliore da adottare è semplicemente quella di rendere più fruibili ed efficaci i collegamenti in questa città diffusa, collegando idoneamente ad esempio, il centro storico con il centro politico-amministrativo, o ancora distribuendo i servizi e soprattutto creare delle aree di aggregazione sociale come parchi, piazze o centri sociali idoneamente attrezzati. La città diffusa è pur sempre un tipo di città dotata di determinate caratteristiche, quindi invece di procedere con una intensa e diffusa edificazione, forse sarebbe il caso di sfruttare questi ampli spazi verdi a vantaggio della città e dei loro abitanti.

Marco Mallardi

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