Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Sopralluogo Tassignano/Capannori

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Il sopralluogo effettuato “Tassignano/Capannori” è stato significativo per cogliere l’essenza di un luogo originariamente caratterizzato da una forte identità urbana, che adesso si lascia “investire” da nuovi interventi non curanti del contesto e delle organizzazioni spaziali.
Partendo dalla Stazione di Tassignano abbiamo fatto visita alle corti, dove al loro interno si affacciano quelle che un tempo erano le case contadine, luogo di profonda importanza sociale e culturale; ad oggi abbandonate a loro stesse o in attesa di presunte riqualificazioni le quali inducono sempre di più ad una perdita di valori e dei caratteri identitari di quel luogo.
Questa piccola frazione di Capannori ha perso la sua funzione per la quale un tempo si era generata, con questo non voglio dire che dovrebbe riconquistarla ma, proiettarsi nel futuro con una slancio che possa garantire la qualità dell’abitare cercando di abbattere la frammentazione edilizia e creando relazioni fra tutte le sue parti. La sensazione che ho avvertito a primo impatto è stata di spaesamento, proprio come se fossi in un luogo isolato e lontano da tutto, anche se in realtà Tassignano dista pochi minuti dalle principali vie di comunicazione della zona e dalla stessa Capannori. Inoltre non possedendo un luogo centrale al quale far riferimento dà l’idea di essere soltanto una strada di passaggio e non un insediamento urbano come quando era un centro attivo e funzionale.
Successivamente ci siamo diretti verso Capannori attraversando la strada provinciale Domenico Chelini e subito è emerso un disagio da considerare: la mancanza di marciapiedi che ci ha accompagnato fino in prossimità del centro di Capannori, che sottolinea la difficoltà negli spostamenti da parte dei pedoni, costringendo gli abitanti all’utilizzo della macchina anche per pochi metri.
Tutto questo si traduce nell’assenza di relazione tra i due “centri” abitati.
Giunti a Capannori, abbiamo visto la chiesa generatrice di una piazza che dovrebbe svolgere la funzione di centralità, di nucleo, luogo di aggregazione per eccellenza ma, al contrario non assolve nessuna di queste funzione, anche a causa della strada che in parte la delimita, ostacolandone il dialogo con l’area storica vicina.
Siamo passati dall’insediamento di Tassignano a quello di Capannori e la mia impressione iniziale non mi ha abbandonato. Siamo di fronte ad un chiaro esempio di “città diffusa”, di rarefazione del tessuto insediativo a causa di processi di intensificazione e addensamento discontinui e casuali dell’insediamento agricolo.
Alla mancanza di poli di riferimento, di centralità a carattere religioso, sociale, di servizio, commerciale non possiamo rispondere con nuove edificazioni e spazi verdi non relazionati con il contesto circostante, privi di vita, scagliati contro un suolo che non gli appartiene, passivi a tutto ciò che li circonda e a chi vorrebbe riscontrare in essi un’identità intrinseca. Anche se nel mio piccolo spero di poter “trovare” la chiave di volta per poter risanare in parte la situazione attuale del centro in esame, che merita di riacquisire una nuova qualità e dignità urbana.
Chiara Meli

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