Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

L’esercitazione 2.5 Visita a Capannori, riflessione sulle impressioni

Chiedo scusa, ma sento di dover cominciare facendo una premessa, Capannori è il Comune dove sono nato, dove tutt’oggi, quando ritorno, mi sembra di essere “riconosciuto” dal quel territorio e da quella natura che ha accompagnato, la mia crescita fisica e culturale. Direi che la prima percezione che ho avuto lo scorso 12 maggio è il senso dell’appartenenza. Questi luoghi a mio parere dolci e riposanti, paragonati ad un contesto come la città, mi procurano ancora oggi la particolare sensazione che ha non frequentarli quotidianamente si accentua ogni volta in me il gusto di ritornarci, di poter godere di nuovo della vista dei suoi prati, dei colli, dei campi coltivati, dei casolari, dei fienili, dei borghi, delle corti ecc. La visita ad una piccola parte di questo territorio, molto più articolato e complesso, ha provocato in me, non tanto l’immagine reale dello stesso ma piuttosto ciò che la mente mi rimanda come pezzi di vita vissuta. La percezione di questo quadro generale, è sicuramente diversa da quella che una qualunque altra persona , seppur attenta anche ai particolari, abbia avuto.

Conclusa la premessa impressionistica provo a fare una serie di considerazioni tecniche:

Capannori è situato a pochi chilometri dalla città di Lucca ed è costituito da una quarantina di frazioni alcune delle quali molto importanti. Il suo territorio occupa un’area di 156,60 kmq con circa 45000 abitanti, si estende, in parte, nella pianura situata a sud di Lucca fino ai Monti Pisani toccando a nord l’Altopiano delle Pizzorne, pertanto presenta una morfologia di tipo collinare e di pianura.

Il sopralluogo all’area di studio è una fase indispensabile e fondamentale per la redazione di un piano urbanistico o di un progetto, è assieme momento di analisi e di sintesi, è osservazione scientifica e artistica, il sopralluogo effettuato nella sola parte pianeggiante a mio parere limita pertanto una visione generale sui rapporti di sviluppo insediativo.

L’ambiente urbano che abbiamo trovato rispecchia pienamente quello anticipato nelle lezioni e cioè una l’urbanizzazione recente avvenuta del secolo scorso che ha creato la cosiddetta “città diffusa”, oltre ad uno sviluppo/non sviluppo del modello agricolo-industriale che ha originato le contemporanee forme di abbandono e di degrado.

Sul tipo di ambiente urbano trovato, a mio parere risulta leggibile quello che io definirei, “tipo di comportamento”, quello di chi negli anni passati ha sempre cercato di rispettare: il tipo di tessuto edificato, le tipologie edilizie dell’edificato , l’utilizzo di materiali locali, l’ organizzazione degli spazi aperti, gli affacci sulle le viabilità, le strade poderali, la delimitazione di spazi a verde con siepi ecc., quello di chi ha con superficialità ed in ogni occasione ha semplicemente “appoggiato” sul territorio edifici e manufatti che con quest’ultimo non hanno nulla a che fare. Il tutto originato da una inopportuna pianificazione e da una cattiva gestitone esercitata dalla pubblica amministrazione che si è dimostrata quantomeno disattenta ai particolari costruttivi, che ha lasciato in mano la nuova edificazione, gli ampliamenti, la ristrutturazione o l’addizione al buon o cattivo gusto del progettista o come attenuante per quest’ultimi alle possibilità economiche del committente.

Il Regolamento urbanistico del comune di Capannori abbiamo visto che prevede circa 6 ettari destinati a nuova edificazione e circa 40 ettari a completamento, ricucitura ecc, dal sopralluogo sul posto ho osservato non meno di 20 edifici in varie condizioni, cadenti, diroccati, abbandonati, semplicemente chiusi e non abitati da parecchi anni, detto questo mi preoccupo e mi chiedo, sono proprio necessari quei 40 ettari di nuova edificazione destinati a nuove unità residenziali? Perche non incentiviamo il recupero degli edifici sopracitati magari con premi di volume dove possibile, con abbassamento degli oneri di urbanizzazione, con nuove regole che prevedano la possibilità di delocalizzare quei volumi ubicati in siti oggi non più agibili come contesto generale (adiacenti a strade ad alto traffico o a reti RFI ecc.).

Un’ulteriore mia considerazione è che la cosiddetta città diffusa si sia formata negli anni passati anche in conseguenza di un costante drenaggio di abitanti dai borghi collinari alla piana, probabilmente per la facilità negli spostamenti verso Lucca, per la presenza di maggiori servizi, e comunque a mio parere anche per l’opportunità di aver trovato sul mercato immobiliare abitazioni similari a quelle presenti in collina, mi chiedo pertanto l’immissione sul territorio di nuove unità abitative con certe caratteristiche non incentiverà ancora di l’abbandono dei borghi collinari ? creando un problema di degrado del patrimonio storico e del paesaggio.

A mio parere non sono certo i 6 ettari di nuova edificazione a incentivare questo ipotetico problema, anche perche molto spesso da questo tipo di interventi scaturiscono forme edilizie diverse da quelle paragonabili alla collina e pertanto risultano come offerta sul mercato immobiliare non equivalente in termini di abitudini di vita quotidiana.

Concludo dicendo che la soluzione non è certo quella di non toccare nulla, anzi l’esercitazione 3.0 stimolerà tutti noi studenti a dimostrare che con partecipazione, passione e attenzione si può costruire cercando di rispettare il più possibile le caratteristiche culturali, sociali, e tipologiche del territorio su cui stiamo intervenendo.

Pensiero e immaginazione finale sull’esercitazione

Nel compiere l’esercitazione mi sono immaginato un qualsiasi territorio reale o anche singoli elementi di esso, come se fosse un “ grande Puzzle” dove: la dimensione dei pezzi indica l’unità minima per esaminarlo, il numero dei pezzi indica la difficoltà nell’analizzarlo, nel sintetizzarlo e nel fascino di ricomporlo, la cornice fissa i limiti del territorio stesso come un’area di studio, ogni pezzo va analizzato per capire dove è la sua collocazione, ogni pezzo è importante per la costruzione dell’intero, con uno o anche più pezzi non ci si realizza niente, la mancanza di un solo pezzo ne comprometterebbe la funzionalità e ne deturperebbe la bellezza complessiva, la suddivisione delle varietà di colori come suddivisione dei caratteri “ morfologici, ecologici, uso del suolo, antropologici”, la necessita di guardarlo da lontano per vedere meglio l’insieme.

Ogni pezzo è importante per la costruzione dell’intero, la mancanza di un solo pezzo rovinerebbe il contenuto e diminuirebbe il valore complessivo del territorio stesso.

Giovanni Mugnani

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