Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Capannori

Una delle prime impressioni che ho ricavato dai recenti sopralluoghi a Capannori (in occasione della prima esercitazione e lo scorso 12 maggio) è stata quella di trovarmi in un luogo “senza centro”, con una serie di frazioni che gravitano piuttosto intorno a se stesse che a un capoluogo.

Al di là delle sensazioni personali, però, la storia dell’evoluzione del sistema insediativo di Capannori ha contribuito alla formazione di un assetto territoriale peculiare, di cui, ad esempio, il Regolamento Urbanistico dimostra avere consapevolezza quando scrive, nel Quadro Conoscitivo: “la diffusione dell’insediamento agricolo originario ha subito nel tempo un processo di addensamento e di intensificazione per lo più discontinuo e casuale, che solo raramente ha consentito il formarsi di veri e propri “centri” abitati, ma piuttosto un polverizzato sgranamento sul territorio delle diverse forme di insediamento. […] Sicuramente esistono e sono individuabili aree di maggiore densità, tali da potersi definire “a carattere urbano” e, soprattutto, centralità a carattere religioso, sociale, commerciale o di servizio, elementi, sia storici che recenti, di aggregazione della popolazione, spesso riferimento principale dell’identità delle comunità locali. Ma il passaggio tra queste realtà ed il territorio rurale è solo raramente costituito da un limite chiaramente individuabile, da una linea di separazione tra situazioni tra loro nettamente distinguibili. La transizione è più spesso contrassegnata da una progressiva rarefazione del tessuto insediativo, da una fascia di margine, zona di condizione intermedia in cui la presenza di aree alberate, sistemate a giardino, coltivate a frutteto familiare o ad orto, assume un ruolo caratterizzante.”

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Infatti, sia dal sopralluogo che dai risultati della prima esercitazione (sto pensando agli indicatori di centralità, dai quali mi pare emerga che nelle zone analizzate sul comune di Capannori i servizi essenziali sono facilmente raggiungibili in un tempo ragionevole) si capisce che non mancano le polarità: prendendo in considerazione solo il capoluogo, cito l’area della chiesa e quella del municipio. Una piccola sfida per il nostro progetto può essere il far sì che questi nodi di attrazione, attraverso un ridisegno degli spazi pubblici, possano essere identificati davvero come centralità – anche dall’occhio distratto del visitatore, non solo da quello della comunità locale che usufruisce delle diverse strutture – mediante una diversa fruizione dello spazio.

Debora Iacopini

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