Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Capannori – Domenico Russo

Prima di cominciare col mio “reportage” sul sopralluogo, faccio una premessa. Sono vissuto in un tipo di città completamente diverso da Capannori e dalla Toscana in generale. Perchè voglio sottolineare questo? Perchè penso che la configurazione dello spazio materiale non sia l’unica cosa ad influenzare il nostro giudizio: penso che la nostra impressione su un luogo nasca in primis dal luogo stesso, ovviamente, e successivamente dai nostri occhi (le nostre esperienze, il nostro modo di intendere la città e la nostra idea di bello, funzionale e vivibile, che è prettamente soggettiva).

Detto questo, comincio con la mia impressione su Capannori. Un’aspetto positivo è il fatto di essere posizionato in mezzo alla campagna lucchese. Campi coltivati e verde tutt’intorno rendono la visita tutto sommato piacevole. Sarà per la mia incontenibile voglia di spazi aperti, di un orizzonte visibile che non finisca dopo una decina di metri contro un palazzo di cemento, ma per me è così.

D’altro canto, non ci vivrei mai. Per prima cosa, perchè sono abituato ad avere sempre movimento intorno a me: nei miei primi diciassette anni di vita ho vissuto in un caos bestiale, molto spesso. Ora che vivo a Siena, il caos è diminuito sensibilmente, ma è comunque una città piena di vita. Con questo, voglio semplicemente dire che anche se oggi New York è considerata una “città”, Roma è una “città” e anche Capannori è una “città” in egual modo, non vuol dire che il termine “città” indichi sempre la stessa cosa! Prima si usavano termini quali città, cittadella, villaggio, borgo eccetera, per indicarne la grandezza e il grado di “urbanità” presente – come lo chiameremmo oggi.  Adesso si fanno distinzioni solo all’interno del gergo tecnico, suddividendo tra città, nuclei urbani, case sparse e via dicendo.

Ebbene, secondo quanto ho detto fin’ora e le immagini che potete vedere sopra, penso che Capannori sia un “nucleo urbano” molto piccolo, che intorno presenta innumerevoli case sparse. In definitiva, Capannori ha poca storia, ha poca identità. A parte la Chiesa e alcuni casolari alquanto datati (nel senso storico) che testimoniamo la funzione agricola dell’area, c’è ben poco. E’ anche venuto fuori a lezione: Capannori stenta a trovare una sua identità tutt’ora. Io non ne ho vista una chiara e definibile, come testimonia lo stile architettonico di alcuni edifici più o meno nuovi come il Municipio e altri. Inoltre, non è chiaramente definibile un confine tra città e campagna, centro abitato e non, e in questo caso per me è un male, perché è un luogo che dà l’idea della dispersione.

Per finire, penso che Capannori al momento non rispecchi le aspettative del cittadino medio. Forse mi sbaglio – anzi, è molto probabile – ma per me è così. Ma, c’è sempre un ma: la grande disponibilità di verde, della mini-pista ciclabile (in italia è un optional, non dimentichiamolo!) e alcuni elementi per niente negativi come la Chiesa, il parco poco a nord della stessa all’interno di una delle zone prese in considerazione per l’esercitazione finale (che non mi è dispiaciuto affatto…certo la manutenzione era quasi assente e potrebbe essere sistemato meglio, ma almeno c’è, esiste!) danno degli spunti notevoli alla Capannori futura, che potrebbe acquistare molti punti. Non sto dicendo di avere la soluzione: sto dicendo solo che forse, mettendosi a tavolino, è possibile trovarla.

Mi considero una persona equilibrata, e anche il mio giudizio spesso lo è. Capannori non mi piace, non ci vivrei mai, però potrebbe cambiare con una maggiore attenzione nella pianificazione dei collegamenti di verde, di disposizione degli edifici e sistemazione dei terreni incolti e abbandonati. Poi certo, ogni paese dev’essere commisurato ai paesani. L’unico capannorese (si dirà così?) che conosco è più o meno contento della città in cui vive. Quindi, chi siamo noi per giudicare?

Domenico Russo

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