Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Capannori. Il punto di vista di Irene.

La parte che più mi è piaciuta è stato il tragitto dalla stazione di Tassignano fino al cuore di Capannori.

Appena arrivata alla stazione, stranamente posizionata non nel paese che fa comune ma in una sua frazione, la mia mente ha subito riesumato l’immagine che era stata postata sul sito pochi giorni prima, quella riferita al film di Hitchcock.

Isolamento ed estraniazione.

All’arrivo dei professori armati di cartografia mi sono sentita subito più sicura, nonostante anche io ne avessi in borsa una copia (seppur di formato più modesto). Riacquistata la fiducia nel senso dell’orientamento abbiamo iniziato il giro.

La maggior parte delle masse edificate erano costituite da case a corte, tipologie edilizie tipiche della piana lucchese, accomunate quasi tutte, oltre che dalle modalità di articolazione, dalla natura dei materiali.

Particolarità locale mi è sembrato anche il cambiamento di funzione rivolto ad edifici che in passato erano senza dubbio fienili e che al giorno d’oggi erano stati riadattati ad abitazione privata o ad altri usi. Molti di questi esempi si riconoscevano per la presenza di particolari aperture, poi esplicitamente riprese anche in altre case nate direttamente come abitazioni, che in passato fungevano da punti di areazione per il fieno. Queste aperture, a parer mio, oltre che essere molto piacevoli esteticamente sono capaci di creare giochi di luci e ombre parecchio suggestive.

Altra caratteristica che mi ha colpito in questa zona è stata la presenza di molti  tratti in cui è ancora presente un certo rapporto dell’edificato con la strada che  pare quasi un dialogo diretto, se non intimo.

Arrivati a Capannori tutte queste belle cose mi son sembrate sfumare piano piano. L’articolazione degli  spazi e le masse costruite che li circondano mi sono apparsi molto dispersivi, a partire dalla piazza  principale. La forma della piazza, gli edifici che la circondavano e le modalità di immissione delle strade al  suo interno mi creavano una sensazione di eccessiva apertura, diminuendo di conseguenza l’effetto e  l’importanza della chiesa all’interno del contesto.

Allontanandosi dalla piazza la situazione non mi sembrava migliore, anzi, la costruzione di alcuni edifici estranei o di alcuni particolari che non avevano ragion d’essere (come quel parcheggio pavimentato di un materiale così finto e di un colore estremamente contrastante con la facciata della casa) facevano sì che io mi chiedessi: “Ma perché?”. Almeno qui di sicuro non riesco a perdermi, ho pensato, con così tanti punti di riferimento!

Per fortuna però le aperture visive, costituite da spazi verdi o spazi coltivati, in cui l’occhio poteva riposarsi erano abbastanza frequenti e sparse, anche se molte di queste erano completamente abbandonate a sé stesse.

Le aperture tipiche dei vecchi fienili erano state riprese anche a Capannori, nell’immediata “periferia”, a volte con buoni risultati e altre volte sembravano usate a monotona ripetizione, magari su facciate di case che non ricordava per niente le vecchie costruzioni a fienile.

Le aree su cui andremo poi ad eseguire il progetto sono situate in posti parecchio diversi tra loro sia dal punto di vista spaziale sia dal punto di vista dell’edificato circostante. Starà a noi giocarcele: a criticare son bravi tutti.

Irene Conti

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