Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Capannori. Il punto di vista di Giulia.

Da brava ignorante non ero mai stata a Capannori. Però appena scesa dalla macchina ho percepito subito un retrogusto bucolico e mi sono tornate in mente i racconti delle campagne dei nonni.

Già la stazione, posizionata tra prati e campi non ha nulla a che vedere con quella, per esempio, di Castelfiorentino,paese dove vivo, posizionata nel traffico.E anche le case, quelle vicino alla stazione, quelle distanti dal centro, hanno mantenuto quelle caratteristiche riscontrabili nei vecchi casolari di campagna e a parer mio è bello sapere che ancora qualcosa ha mantenuto una sua identità. Come anche le corti semi-nascoste sulle quali si affacciavano le case. Si sa che la corte interna nasce secondo modello agricolo e, ovviamente sempre a parer mio, sarebbe opportuno cercare di rivalorizzare o comunque reinterpretare secondo “chiave moderna” e secondo le nuove esigenze dell’uomo nuovo questa antica sistemazione.

Spostandosi verso il centro invece siamo incappati nel paese nuovo, il quella più vasta porzione di spazio dove trovano posto blocchi di edifici innovativi e funzionali, capaci di esaudire le nuove esigenze e i nuovi bisogni (ma siamo sicuri?). A me personalmente hanno provocato un po’ di sconforto. Ho visto solo gruppi di edifici nei quali sinceramente non abiterei mai, dove le travi di cemento facevano da padrona e dove ogni tanto spuntava un cespuglio, un albero, una pianta e un po’ di colore come se ci si volesse far perdonare qualcosa di erroneamente fatto, pianificato, manipolato. L’apice lo ha raggiunto, a parer mio, quell ingegnoso parcheggio-verde che non so perchè, mi ha fatto ricordare tutto quel “finto” che Tim Burton mette volontariamente nelle sue sceneggiature per ricreare la falsità mondana.

Altri sono gli esempi di edifici che a parer mio andrebbero riprogettati. Un esempio è quello dove ci siamo fermati per la “sosta”: grigio, cupo, con colonne tristi che non suscitano nessun sentimento giocondo. Credo che un’ architettura, un edifico e soprattutto un’ abitazione debba essere fatta a misura di uomo, deve suscitare spirito di appartenenza nell’ abitante. Quest’ ultimo deve essere fiero del posto in cui vive, insomma.

Altri esempi ancora:il nuovo polo sanitario o la biblioteca, riconoscibile solo grazie all’ insegna.

Attraversando questa zona residenziale siamo giunti ad un parco del quale sinceramente non ho capito bene la disposizione delle siepi. Io personalemente non ce le avrei messe, ad esempio. Il disegno poi è molto geometrico, il viale che lo divide in due parti uguali e simmetriche viene intervallato da un contesto di panchine, da un piccolo laghetto per terminare in una sorta di teatro che richiama l’antichità. Credo che questa rievocazione sia ottima: non discuto lo stile ma sono favorevole al fatto di reinterpretare e traslare ad oggi i sapienti esempi del passato. Magari un teatro come quello potrebbe avere diverse valenze per quanto riguarda le attività sociali, qui ad esempio, durante l’ estate potrebbero svolgersi concerti (in dimensione ridotta ovviamente) o altre attività. Potrebbe comunque in ogni caso essere ottimamente utilizzato.

Continuando con il sopralluogo abbiamo notato, visto, analizzato e fotografato aree verdi non organizzate, senza un disegno. Queste numerose aree dovrebbero essere pianificate così da riqualificare il posto e dare un nuovo aspetto, una nuova veste all’ area.

Infine anche la viabilità andrebbe riorganizzata: una pista ciclabile larga un metro non è (forse) pienamente funzionale e nemmeno la corsia pedonale, larga atrettanti centimetri. Se affiancate poi, senza una minima distinzione, solo cercando di mettere tutti gli elementi necessari in uno spazio ristretto, non è la miglior soluzione, credo.

Giulia Bagni.

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