Il blog del corso di Progettazione Urbanistica

La riparazione della città diffusa

Archivio per maggio, 2011

Esercitazione 3.0, note

Sulla pagina dell’Esercitazione 3.0, pubblicate alcune note sugli elaborati da produrre, che verranno specificate in sede di revisione e di workshop.

Esercitazione_1.5

Salve per l’esercitazione 1.5 avrei scelto di analizzare la riqualificazione urbana dell’area ex Salamini a Parma a cura degli architetti Corvino e Multari. Volevo sapere se come progetto può essere più o meno idoneo.

 

 

Mastrella Lorenzo

 

 

Elio e le Storie Tese (2008) Parco Sempione

Borneo-Sporenburg,Amsterdam 1995-2000

Il progetto urbanistico effettuato nelle penisole di Borneo e Sporenburg ad Amsterdam è molto recente; come tutti sappiamo l’architettura da quelle parti dà molte più soddisfazioni, sia ad architetti emergenti (come ad esempio Adriaan Geuze) che ad architetti già affermati. Insomma quello di ‘speciale’ che ha questo paese sta proprio nella filosofia dell’olandese ‘medio’ il quale molto spesso si annoia del vecchio e gli piace vedere la sua città modernizzarsi,senza ovviamente perdere la sua identità (si potrebbe quasi dire che tutto ciò che noi stiamo studiando per la loro mentalità è scontato,è ovvio). Adriaan Geuze, insieme al suo team di architetti e specialisti di ogni ramo hanno riqualificato e riconvertito un’immensa area (36.000 mq) all’epoca portuale in una residenziale/commerciale. Le basi da cui sono partiti prendono spunto da un’approfondita analisi territoriale,che tocca tutti gli aspetti che potevano servire,(quindi il paesaggio,le tipologie edilizie vicine e quelle tradizionali olandesi,fino ad arrivare a chi abitava e chi andrà ad abitare in quell’area,ecc…); gli aspetti più rilevanti sono l’importanza dell’elemento ‘acqua’,organizzando quindi tutte le residenze con l’affaccio sull’acqua con prospetti per lo più vetrati, e le esigenze più intime che hanno le famiglie moderne rispetto al passato, quindi hanno privilegiato gli spazi privati a quelli pubblici ( questi ultimi lasciati al minimo indispensabile).Ma l’aspetto più peculiare di queste residenze deriva dall’imposizione che la municipalità aveva dettato: ‘alto numero di residenze,mantenendo però le altezze relativamente basse’; il che li ha portati ad introdurre una nuova tipologia edilizia residenziale: casa a schiera che si differenzia da quella tradizionale per la presenza di patii e di tetti-giardino. L’effetto che ne viene fuori sono dei prospetti incredibilmente variegati, con numerosissime tipologie di residenze che però sono perfettamente amalgamate nell’insieme.

                 

Per non rendere tutto troppo omogeneo West8 ha pensato di introdurre tre grandi blocchi a funzione commerciale che andassero ad interrompere questa fitta trama di residenze; anche per l’inserimento di questi tre ‘meteoriti’ hanno fatto una analisi approfondita,partendo dai grandi blocchi dell’isola vicina precedentemente realizzata (KSNM),orientandoli in direzioni ben precise dando questo effetto di ‘cadute dal cielo’. Il risultato nell’insieme è un “mare di case” che viene interrotto da tre grandi spazi pubblici,inoltre essendo due penisole hanno realizzato due ponti (Brother & Sister) dalle caratteristiche molto simili ma con forme molto diverse.

                   

Personalmente è stato molto interessante analizzare questo progetto,capire (a grandi linee ovviamente) i passaggi che hanno portato a questo risultato e spero di essere in grado di svolgere un’analisi di questo tipo anche per la nostra esperienza progettuale di Capannori.

Andrea Gambardella

Esercitazione 1.5

Recupero del Porto Antico Genova, Italia, 1988-2001 ad opera dell’architetto Renzo Piano

“Il mio progetto per l’Expo del 1992, (Esposizione Internazionale Specializzata “Cristoforo Colombo: la nave e il mare”) si fondava su una filosofia molto semplice: realizzare interventi architettonici, la cui utilità non sarebbe svanita con le luci delle celebrazioni colombiane”.Renzo Piano
01_Obbiettivi:
•Restituire alla città il suo mare.

•Restituire l’area del Porto Antico alla città, trasformandola in uno spazio da vivere tutto il giorno, 365 giorni all’anno. Darle un nome, una personalità, un’anima. Farla diventare “un nuovo pezzo di città”.

•Gestirla, valorizzarla, promuoverla.

02_Le tre sottozone del Porto Antico

1.Molo VecchioLa zona è caratterizzata dal Baluardo, da Porta Siberia e dai Magazzini del Cotone.

2.Quartieri AntichiLa zona comprende le quattro Palazzine del ‘600, l’Edificio Millo, il Bigo e la Piazza delle Feste.

3.Area AcquarioNell’Area si trovano l’Acquario di Genova, la Grande Nave Blu, la galleria commerciale Atlantide, la Biosfera e l’isola delle Chiatte.

03_Ristrutturazione e restauro

Il Magazzino del Cotone

Magazzini del Cotone è il nome di una delle principali strutture del porto antico di Genova

Ricoprono una superficie di oltre trentunomila metri quadrati e furono costruiti a fine XIX secolo come

Magazzini Generali per le merci in transito al Molo Vecchio.Ristrutturati nel 1992 sono stati adibiti a sede di varie attività culturali e ricreative.

04_Nuove creazioni

Il Bigo, la Piazza delle Feste e l’Ascensore Panoramico

Realizzando il progetto per l’Expo, Renzo Piano decise di creare una struttura che riconducesse subito, col suo aspetto, ai traffici marittimi e che diventasse il simbolo stesso dell’Esposizione.

Il Bigo

Il Bigo è un monumento moderno in metallo che riproduce in scala ingrandita una grande gru da carico come quelle montate sulle navi. Si tratta di un esperimento di design creato come scenografia del porto antico.

Al braccio più alto (lungo oltre 70 metri) sono assicurati i cavi di corsa dell’ascensore panoramico, che sale fino ad oltre 50 metri da terra ruotando sul proprio asse e permettendo una visione panoramica a 360 gradi del Porto Antico e di tutta la città circostante.

Due altri bracci del Bigo sostengono, invece, la copertura della Piazza delle Feste, realizzata con un ardito telaio che sostiene teli di particolare tessuto plastico e che copre un’antica banchina portuale, che durante i mesi più freddi viene trasformata in pista di pattinaggio sul ghiaccio accanto al mare, mentre durante l’estate diventa luogo per spettacoli musicali o teatrali.

L’Acquario e la Biosfera

L’acquario fu progettato per la parte esterna da Renzo Piano e per gli interni dallo statunitense Peter Chermayeff; è stato inaugurato il 15 ottobre 1992.

Situato in una moderna costruzione sul Ponte Spinola, nel cuore dell’Area del Porto Antico, l’Acquario è una struttura lunga più di 250 metrie con 70 vasche presenti e disposta su quattro piani, due dei quali sono sotto il livello del mare fino ad una profondità di 7 metri.

Piante dei tre livelli e sezione trasversale dell’Acquario

La Biosfera è una struttura sospesa sul mare in vetro e acciaio, del diametro di 20 metri, realizzata nell’ambito del restyling urbanistico dell’area del 2001. Al suo interno ospita 150 specie vegetali, con caratteristiche particolari e curiose, e molte specie animali tra cui anfibi, rettili, insetti e uccelli della foresta pluviale.

05_Il Porto Antico in cifre 

A Porto Antico di Genova S.p.A. è stata affidata nel 1995 dal Comune di Genova la concessione fino al 2050 dei 130.000 mq di spazi dell’area del Porto Antico, di cui 71.000 mq di superficie coperta e 59.000 mq all’aperto.

06_Le infrastrutture

•Stazione ferroviaria
•Metropolitana

In pochi anni sono nate le nuove infrastrutture che insieme ai progetti ludico culturali, le iniziative sociali e le attività commerciali hanno attirato i visitatori e rivitalizzato il vicino centro storico.

07_Conclusione

Così il Porto Antico è diventato la piazza moderna della città millenaria,il respiro ampio dei vicoli stretti, il motore di una nascente vocazione turistica,il punto di saldatura tra il mare e il centro storico, il varco sempre aperto alle culture, agli incontri, al futuro. In una sola definizione: “La Piazza sul Mediterraneo”.
Chiara Meli

Promenade Plantèe,Parigi

La Promenade Plantèe è un GIARDINO ITINERANTE, pensato per percorrere a piedi o in bicicletta un intero Arrondissement e arrivare, come punto finale alla Porte Dorèe e in uno dei giardini più grandi di tutta Parigi, il “Bois de Vincennes”.

Nel 1853 la “Compagnie du Chemin de Fer” di Strasburgo iniziò la costruzione di una linea ferroviaria che doveva portare la popolazione residente nell’est parigino fino al centro della città. Questa linea rimarrà in funzione per più di 100 anni… Ma negli anni ’60 fù costruita e inaugurata la RER (Rèseau Express Règional); La costruzione della nuova rete espressa regionale portò alla dismissione dell’antica linea, e per circa 20 anni l’intero percorso fù lasciato in abbandono.

La Promenade Plantèe si articola lungo il suo percorso in tre parti…o meglio in tre tipi di paesaggi che mutano seguendo il naturale percorso della linea ferroviaria…

1- “il viadotto degli artisti”
Questo è il primo tratto che si percorre venendo dalla Place de la Bastille, ad una altezza di 9 m.  Adesso “il viadotto degli artisti” è la dimora di ristoranti, brasserì e atelier di artisti e artigiani; un luogo in cui pietra e mattone si sono incontrati e armonizzati a vicenda.
Si può quindi dire che questa sia stata l’opera di RICONVERSIONE URBANA più riuscita lungo tutto il percorso della Promenade.

2- “livello stradale”
Questa è la parte centrale del percorso, dove la Promenade raggiunge il livello della città; qui si trova il Giardino di Reuilly e l’edificio “tagliato”.

3- “la trincea”
Questa è la parte conclusiva del percorso che poi sfocia nel parco Bois de Vincennes.  Tutte le trincee che si trovano sono state      ristrutturate, mantenendo l’aspetto rustico.

Anche sulle scarpate delle trincee è stato fatto un lavoro di conservazione e di rintegrazione della vegetazione spontanea…

La vegetazione…In questo particolare progetto  urbanistico è stata data grande importanza alla vegetazione, che qui è stata utilizzata come vero ELEMENTO D’ARREDO.  Nella scelta delle specie vegetali sono anche state considerate le stagioni di fioritura e il colore del
fogliame. E le specie più utilizzate…tigli e ciliegi.

I 3 giardini principali che si trovano lungo la promenade plantèe sono:

_Giardino Hector Malot (detto anche “terrazza degli aceri”)
Superficie: 1.800 m         Termine lavori: 1995

_Giardino di Reuilly    Superficie: 4200 m      Termine lavori: 1992

_Giardino Charles-Pegury
Superficie: 13.000 m        Termine lavori: 1989

Stella Tortu

Maniera di pensare l’urbanistica-Le Corbusier

“La tecnica ha ampliato i confini della poesia; non ha ostruito gli orizzonti, né ucciso lo spazio, né imprigionato i poeti. Con la precisione dei suoi strumenti d’indagine, essa ha dischiuso dinanzi a noi spazi fantastici, ha aperto al sogno i mondi stellari e la vertiginosa profondità della vita sulla Terra;  “

“Gli strumenti e le ricerche degli scienziati hanno dimostrato che certe rocce sono costruite dai resti di miliardi di esseri che abitarono un tempo i mari:esseri che furono splendenti di forme armoniose e che ora si addensano a milioni in ogni millimetro cubo di roccia…che frantumate o sollevate da incidenti geologici, hanno eretto scenari grandiosi, panorami “eterni”.

Con la pietra cavata da esse sono state costruite le case come i muri lungo le strade e tra i vigneti. Esiste un legame necessario…un nesso tra quello scenario, quei muri, quelle case, quei focolari, quegli uomini, quella tradizione, quel dovere…

Ed ecco che candidamente lo scienziato ci informa che, tutto considerato, quella roccia è nata, trecento milioni di anni fa, nelle profondità degli abissi marini, sotto diecimila metri d’acqua salata; quelle aspre montagne, quei severi profili che si stagliano contro il cielo non sono che dei fondali marini a cui sono capitate alcune disavventure.

La lezione da trarre non consiste nello stabilire un legame assoluto di necessità tra il destino di una roccia e quello di una casa, ma-lezione ben più eloquente-nel prender coscienza che le rocce di cui ammiriamo la bellezza sono un miracolo di composizione cellulare, veri palazzi microscopici di calcare cementato dalla silice;

che la natura è organizzazione nell’infinitamente grande come nell’infinitamente piccolo e che l’uomo si sentirà confortato e rassicurato quando con le sue opere si sarà messo in armonia con l’universo, con le leggi della natura nella quale tutto nasce, si sviluppa, muore e si rinnova senza fine “

“La tecnica non è antagonista dello spirito…”

Facendo alcune ricerche sulla storia del quartiere analizzato nell’esercitazione 1.5. ho sfogliato questo libro di Le Corbusier, in quanto Gratosoglio è stata fondata sull’ideologia razionalista della BBPR (gruppo di architetti che seguivano i temi del razionalismo italiano), e devo dire che la filosofia di questo movimento, così come la spiega Le Corbusier è molto affascinante, in quanto cerca quasi di risolvere un dilemma esistenziale(quando dice che l’uomo è più rassicurato se le sue opere si allineano alle leggi/ al ciclo naturale), anche se mi sento di dire che nel costruire delle scatole di prefabbricati tutte uguali o serie di torri di 50 metri non c’è nulla di naturale anzi si rischia di allungare il ciclo naturale(sostenibilità), è anche vero che con lo sviluppo in verticale con ampie aree verdi c’è meno cementificazione del terreno, ma la dimensione umana è comparata ad una tessera inserita in un puzzle macroscopico in cui non c’è catattere né esternazione della cultura.

Questa filosofia spoglia gli esseri umani della loro dignità, delle loro individuali storie e peculiarità, della loro identità. Anche se tutto ciò non cessa solo perché abitanti di palazzi squadrati, ma forse viene velato(esattamente come il velo su un volto).

Inoltre penso che l’uomo davanti alla natura resti sempre un essre subordinato, quindi mettersi allo stesso livello di essa per cercare di costruire “montagne” di prefabbricati mi sembra che sia proprio contro natura.

E’ anche vero che con il sempre più crescente numero di abitanti non è possibile pensare a città fatte da villette monofamiliari che si diffondono a macchia d’olio, che forse la soluzione stia nel compromesso?

Semhal Tsegaye

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